A questo punto della vicenda delle Regionali abbiamo capito una cosa: il diritto di voto è finito di fatto, e forse anche di diritto, in mano ai giudici. Alla giustizia amministrativa che da giorni si sta palleggiando ricorsi e sentenze. E che ieri ha messo il Paese e le sue massime istituzioni, dal Quirinale al governo, di fronte ad una situazione paradossale e inedita: la titolarità delle elezioni Regionali e dei modi del loro svolgimento è delle regioni stesse, e dunque delle giunte al momento in carica. Nel caso del Lazio, della giunta presieduta pro tempore da Esterino Montino, esponente del Pd, vice di Piero Marrazzo dopo il famoso scandalo.
Avevano accusato il governo di sopraffazione per il decreto interpretativo approvato sabato. Avevano, dall’opposizione, ancora più duramente puntato l’indice contro il Capo dello Stato per aver controfirmato quel decreto riconoscendone i requisiti di costituzionalità e urgenza. Eccoli serviti: nessuno, tantomeno a sinistra, aveva previsto che il Tar del Lazio avrebbe giudicato carta straccia quel decreto che aveva un unico scopo, garantire ad ogni parte politica il diritto di voto attivo e passivo.