TERZO SETTORE. IL NO-PROFIT VERSO IL PROFIT PER 'CIVILIZZARE' L'ECONOMIA

Sussidiarieta', reciproco confronto sul mercato, ibridazione dei comportamenti di impresa: temi affrontati al IV Workshop organizzato dalla Fondazione Vodafone Italia. Olivero: "Il punto non e' creare ricchezza, ma l'uso che se fa"

Ieri a Palazzo San Macuto (Camera dei Deputati) si e' tenuto il IV Workshop organizzato dalla Fondazione Vodafone Italia in collaborazione con Vodafone e l'Intergruppo Parlamentare per la sussidiarieta': "La nuova economia: il ruolo delle imprese e lo sviluppo del non profit". Diventato ormai un appuntamento annuale, il Workshop e' una giornata di lavoro in cui la Fondazione incontra gli enti no- profit per fare il punto sulle priorita' sociali del Paese, quest'anno sono intervenuti Paolo Bertoluzzo (Amministratore Delegato di Vodafone Italia), Carlo Borzaga (Professore di Politica economica, Universita' di Trento), Vannino Chiti (Vice Presidente del Senato della Repubblica), Ettore Gotti Tedeschi (Presidente Istituto per le Opere di Religione), Daniel Kraus (Vice Direttore Generale Confindustria), Maurizio Lupi (Vice Presidente della Camera dei Deputati) e Andrea Olivero (Presidente nazionale ACLI e Portavoce del Forum del Terzo settore).

Nel workshop di quest'anno gli interventi sono stati guidati dall'Enciclica "Caritas in Veritate" di Benedetto XVI: "Accanto all'impresa privata orientata al profitto e ai vari tipi di impresa pubblica - scriveva il papa - devono potersi radicare ed esprimere quelle organizzazioni produttive che perseguono fini mutualistici e sociali". Sottolinea l'enciclica che "e' dal loro reciproco confronto sul mercato che ci si puo' attendere una sorta di ibridazione dei comportamenti di impresa e dunque un'attenzione sensibile alla civilizzazione dell'eco­nomia".

Diversi i temi affrontati. Innanzitutto, sul cosa si debba intendere per sussidiarieta', Lupi ha precisato che "non e' assistenzialismo". sottolineando il fatto che "il principio di sussidiarieta' ha anche delle implicazioni fiscali e non riguarda solo il welfare: un esempio e' il 5 per mille". Borzaga parla di un'impresa "chiusa in uno schema impresa-stato" che oggi ha perso la sua unicita' rendendo necessario il confronto con quelle organizzazioni che si definiscono no-profit. Un confronto dal quale le imprese, a detta di Kraus, "hanno acquisito la consapevolezza che le regole del mercato stanno cambiando" e che "bisogna affrontare il problema ambientale, le energie rinnovabili, le migrazioni". A questo proposito il docente precisa che questi sono "problemi antichi ma mai affrontati da una societa' fordista". Su questo punto, Olivero parla di un terzo settore che "ha visto sempre male le imprese in quanto portatrici di comportamenti scorretti": per il presidente delle Acli se un cambiamento deve avvenire questo e' "la modalita' con cui opera l'impresa che deve diventare etica". In particolare, "deve esserci un disegno di impresa rispettoso nel tempo delle regole: l'impiego dell'utile e' uno dei modi". Olivero conclude sostenendo che "c'e' bisogno di una crescita del pensiero, mettendo in campo delle nuove modalita' come l'ibridazione delle imprese del terzo settore, civilizzando l'economia". Allora il punto non e' creare ricchezza, ma l'uso che se fa. Pero' - sottolinea - "e' anche vero che affinche' il no-profit vada verso il profit ci vuole un passaggio culturale che tenga anche presente che l'economia globale si scontra con le economie, le leggi e un'etica locale".