
“E' arrivato finalmente il tempo per iniziare il processo di riforma fiscale”, ma “non possiamo farla di colpo”. Certo, “abbiamo i mezzi, le conoscenze e la spinta politica” per realizzarla, “abbiamo iniziato a discutere e ora bisogna andare avanti”,
ma “e' un discorso di estrema complessita' e chi cerca di assolverlo in un colpo solo vuol dire che non si rende conto della complessita’” del tema. Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, partecipando al XV Congresso nazionale della Uil.
“Negli anni '60 - ha ricordato - ci hanno messo cinque anni a disegnare quel sistema fiscale”, che e' lo stesso che abbiamo oggi “con alcuni rattoppi”. Ovviamente quel sistema “non va piu' bene” perche' “il mondo e' cambiato”: oggi rispetto al passato “la struttura sociale e' fatta da molti vecchi e pochi giovani”, “la grande fabbrica e' stata sostituita da piccole imprese”, soprattutto “di servizi”, e siamo “a meta' della riforma federale”, ha continuato, quindi “serve un sistema piu' allineato col mondo che abbiamo, piu' efficiente e piu' giusto”. Adesso “abbiamo iniziato a discutere” e “bisogna andare avanti”.
Il ministro ha osservato inoltre che l'introduzione del federalismo fiscale, con la partecipazione piu' diretta dei cittadini alla gestione della cosa pubblica, puo' aiutare a combattere l'evasione fiscale, e anche gli sprechi di spesa. “Se non c'e' il controllo dei cittadini -non si va da nessuna parte”.
E proprio parlando dell'evasione, Tremonti ha sottolineato come i risultati della Guardia di finanza e l'Agenzia delle Entrate, che “nel 2009 hanno recuperato oltre 9 miliardi di euro”, fanno “giustizia anche di tante cose che sono state dette a sproposito”.
Sullo scudo fiscale, il ministro ha spiegato: “Se metti dentro i soldi dei rimpatri dello scudo” fiscale “non e' la pressione fiscale che aumenta”. In ogni caso “io resto dell'idea che i capitali e' meglio rimpatriarli che esportarli”, ha aggiunto ribadendo la bonta' dello strumento messo in campo dall'esecutivo. Quanto alla crisi, per uscirne ''occorrono interventi europei che mirino a sviluppare investimenti sui beni di interesse generale” come “energia, ambiente e infrastrutture”.
Secondo il titolare dell’Economia, infatti, “non esistono soluzioni nazionali ne' la possibilita' di uscire dalla crisi con interventi” che vanno solo nella direzione di “stimolare la domanda interna”. La politica “o e' europea o non lo e'”. La crisi, ha quindi ricordato Tremonti, “ci ha preso nel punto in cui eravamo piu' forti” ovvero “l'export”, ma l'Italia ha comunque reagito meglio di altri paesi: il Pil nazionale non e' “distante” da quello dei colleghi Ue, nonostante c'e' chi ha speso di piu' invece di scegliere la strada “della prudenza”.
In ogni caso “anche se nel mondo ci sono paesi che crescono piu' di noi - ha ribadito il ministro - devi vedere come e in che termini”. Io, ha concluso, “sono convinto che l'Europa e' il posto migliore in cui stare e dentro l'Europa l'Italia”.