SCUOLA. LUPI: FACCIAMO NOSTRE PAROLE DI BAGNASCO. «Bugie sul decreto, Gelmini siamo con te». Gli studenti di Fi presidiano la Statale

SCUOLA. LUPI: FACCIAMO NOSTRE PAROLE DI BAGNASCO
(DIRE) Roma, 22 ott. - "Facciamo nostre le parole del Presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco che invita a trattare con moderazione temi delicati come quello della scuola. Nessuno vuole impedire la manifestazione di un dissenso, a patto che questo pero' avvenga nel rispetto di coloro che non condividono le ragioni della protesta". Lo dichiara Maurizio Lupi, vice presidente Pdl della Camera dei deputati. 

"Permettere ai ragazzi che lo vogliono di andare a scuola- afferma- e' un dovere cui lo Stato non puo' abdicare.
L'opposizione, se veramente ha a cuore il bene del Paese, non puo' cedere alla demagogia e alle strumentalizzazioni".
 
 
Viaggio tra chi snobba i cortei «È una protesta autolesionista»
di Daniela Uva

Davanti alla Statale di Milano campeggia lo striscione anti Gelmini ma nelle aule la maggioranza silenziosa chiede di studiare in pace. Lo striscione bianco esposto sul portone di ingresso dell'università Statale di Milano parla chiaro: «Contro la legge Gelmini occupiamo l'università».

L'invito si ripete all'interno dell'ateneo, sui muri e sulle bacheche letteralmente tappezzati di volantini firmati dai collettivi di sinistra. Ma è qui che si ferma. L'eco della protesta non penetra all'interno dei corridoi e delle aule. Delle biblioteche e delle mense. Questi spazi sono la roccaforte dei ragazzi che vogliono studiare. Che magari sono anche contrari alla riforma, ma mai negherebbero ad altri studenti come loro di seguire le lezioni.

Sono meno rumorosi i giovani contrari all'occupazione, ma decisamente più numerosi. Pensano che lo strumento migliore per far sentire la propria voce sia il dialogo. Non ne fanno una questione politica - la massa silenziosa è bipartisan, giovani di destra e di sinistra uniti dal desiderio di studiare in pace -, ma di rispetto per gli altri. Basta fare un giro fra i chiostri della Statale per capire che la mobilitazione portata all'eccesso qui interessa poco. Corridoi e aule sono gremiti. Gli scontri con la polizia e il blocco dei binari alla stazione Cadorna solo episodi spiacevoli dai quali prendere le distanze. «Questa riforma non ci convince - spiega Elisabetta, iscritta a Lettere -, ma non credo che occupare l'università possa risolvere la situazione. Io vorrei seguire le lezioni senza problemi». Concetto, questo, ribadito a ogni passo. «Sono contro questa protesta perché la considero uno strumento autolesionista - prosegue Maria, al secondo anno di Filosofia -. Tutti i ragazzi che conosco la pensano come me».
Fra i corridoi gira voce che l'occupazione sia vicina, solo questione di ore. «Credo sia assurdo negarci la libertà di entrare in aula - protesta Giovanni, iscritto a Filosofia e membro di StudentiStatale, gruppo di centrosinistra -. Giusto manifestare contro la riforma se non si è d'accordo, ma sarebbe più opportuno dialogare con i docenti e il rettore per trovare una soluzione. Anche perché molti professori la pensano come noi e ce lo ripetono durante le lezioni».

Arriva Paolo, che racconta di essere un anarchico. «Non aderirò all'occupazione - dice -. Non avrebbe senso e non servirebbe a nulla. Qui la pensano quasi tutti così. Anche perché chi organizza i picchetti all'università neanche è iscritto. Sono persone che arrivano da fuori, dai centri sociali».

Ne sono convinti anche i giovani del Popolo delle libertà, che all'esterno dell'ateneo hanno allestito un gazebo. «Vogliamo spiegare nel dettaglio questo decreto - afferma Marco Bestetti, studente di Giurisprudenza -. La maggior parte dei ragazzi non ha idea di cosa sia questa riforma. Protestano per emulazione. Molti hanno addirittura paura di prendere i nostri volantini. Evidentemente qualcuno sta cercando di creare un clima intimidatorio da Sessantotto. Ma il gruppo favorevole all'occupazione neanche si vede in giro. Evidentemente si tratta di persone esterne alla Statale». Gli fa eco Chiara Guarini: «La maggioranza silenziosa di questo ateneo è assolutamente contraria a questa protesta. Molti ragazzi, anche di estrema sinistra, si sono dissociati da quello che sta succedendo. Da parte nostra abbiamo deciso che se davvero ci sarà occupazione faremo di tutto per permettere ai nostri colleghi di entrare in aula e continuare a studiare».

Intorno al gazebo c'è fermento. Decine di giovani che si avvicinano, chiedono informazioni. Fra loro c'è Marta, area politica diversa ma stesse convinzioni: «A lezione continuiamo a ripetere che fermare la didattica è la cosa peggiore da fare. Questa protesta è esagerata e, secondo me, anche frutto di scarsa informazione». «Certe frange estreme - conclude Dino Motti, senatore accademico di StudentiStatale - in passato hanno reso dannosa questa forma di protesta. Men che meno quella non frutto di una scelta partecipata e condivisa».

«Bugie sul decreto, Gelmini siamo con te» Gli studenti di Fi presidiano la Statale

I collettivi di sinistra hanno bombolette spray di mille colori, striscioni di ogni tipo e una vasta gamma di megafoni. Quelli di Forza Italia no. Hanno un megafono, che si palleggiano tra più atenei, uno striscione, semplicissimo, e - questo sì - un bel gazebo bianco. Non sono abituati a scendere in piazza, fanno parte della maggioranza silenziosa che non manifesta, che non urla in coro. Ma stavolta non possono proprio tacere. Per settimane hanno ascoltato «le bugie» e la propaganda anti Gelmini portata nelle strade dai compagni di sinistra. Ora vogliono dire la loro.

Ieri mattina sui muri della Statale hanno appeso il loro striscione: «Forza Gelmini, gli studenti sono con te». Per dire che gli studenti non sono solo quelli che la accusano di distruggere l'università, ma anche quelli che la appoggiano nella riforma.
«Diciamo basta - spiega il coordinatore Pietro Tatarella - al regime di pensiero unico che la sinistra ha imposto in Statale. Rivendichiamo la libertà per tutti gli studenti di vivere l'università senza dover subire violente occupazioni, aggressioni e minacce». Il loro «basta alle bugie sul decreto» non si traduce né in un blocco del traffico, né in un tentativo di paralisi delle lezioni. Si limita a un volantinaggio di qualche ora, nella ricerca del confronto con qualche compagno dei collettivi studenteschi. «Per la prima volta - aggiunge Pietro - si riforma il sistema intorno allo studente».

Non tutti in Statale apprezzano l'iniziativa degli Azzurri e qualcuno cerca di staccare lo striscione pro Gelmini. Pazienza, il messaggio è passato lo stesso. «È assurdo - sostengono - che le matricole protestino contro il ritorno al maestro unico. E poi tanti sostengono che tutte le università verranno trasformate in fondazioni. Forse dovrebbero leggere bene il decreto».
Assieme agli studenti di Fi, c'è anche Max Bruschi, il consigliere della Provincia di Milano che ha lanciato l'iniziativa della petizione di firme a favore del maestro unico e che tifa per la riforma della scuola e dell'università. «Vogliamo più meritocrazia - sostiene Bruschi - per spendere meglio i soldi. Basta con lo scandalo baronale delle caste dei docenti, basta con i corsi finanziati ma frequentati solo da dieci studenti».

Il problema più grosso da correggere è, secondo Forza Italia, «l'uso improprio che molti rettori hanno fatto dell'autonomia universitaria, utilizzata per creare clientele. La Gelmini ha colpito nel segno».