
Almeno questa volta do ragione a Santoro che l’altra sera, ad “Annozero”, diceva: “Appena uno accende una telecamera, i manifestanti arrivano a frotte”. Constatazione che meriterebbe qualche analisi in più.
Nell’epoca della rappresentazione di tutto, un’opinione o un fatto assume rilevanza a seconda dello spazio mediatico che occupa. Nessuna telecamera si insinua nell’aula dell’Università di Crema dove gli studenti si deliziano in una regolare lezione sugli algoritmi euristici. Fa più figo starsene nello splendido scenario della fiorentina Piazza della Signoria a seguire una lezione di astrofisica di Margherita Hack. E, conseguenza fondamentale, con l’esposizione mediatica si evita anche di attorcigliarsi intorno al balletto delle cifre: basterà guardare i dati Auditel, per capire che la platea che ha assistito alla sceneggiata sarà senz’altro più grande di quella che potrebbe partecipare a qualsiasi manifestazione, sia pur oceanica.
Che la sindrome da spettacolo agisca in tante azioni dimostrative di questi giorni lo si nota anche negli applausi che scattano durante le lezioni in piazza. Al punto che il professor Escobar che venerdì teneva la sua lezione in Piazza Duomo, invece che alla Statale di Milano, doveva contenere gli applausi degli studenti, ricordando loro l’ovvietà: “Voi non siete un pubblico televisivo, voi siete cittadini”. L’avranno capito gli studenti, tutti intenti a guardare la camera e in lotta, non contro la cattiva ministra, ma con la tentazione di alzare, ondeggiando, la manina per salutare la mamma?
“Dove andiamo, oggi, a manifestare?”. Davanti a Montecitorio qualche cineoperatore lo si trova sempre. “Ma stasera tutti i giornalisti e i fotografi sono alla festa del Cinema di Roma”. Allora ci si sposta in mille e Francesco Raparelli, il portavoce del collettivo, urla al megafono: “Volevamo un palcoscenico per portare all’attenzione internazionale i problemi dell’università”. Un palcoscenico, appunto. Degno di rivoluzionari, eppur sempre figli dei videotelefonini e di Youtube. E, dopo aver toccato il red carpet, tutti a casa a guardarsi il filmato.
Nel frattempo, all’Università di Novedrate (sì, c’è pure una facoltà immersa nel verde della Brianza velenosa) o in altre trecento sedi sparse tra Crotone e Sondrio, si continua a studiare. Ma nessuno lo vede e quindi il fatto non sussiste.
Converrà ricordare ai giovani delle videomanifestazioni che la logica dell’immagine è come un tritacarne che stritola tutto e non sa reggere all’usura del tempo. Si ricordano ancora le lezioni tenute da Aristotele passeggiando nel giardino dedicato ad Apollo Licio o da Zenone lo stoico sotto i portici di Atene. Anche di Socrate si conservano i dialoghi fatti per strada ad Atene. Lui però ebbe la fortuna di avere come discepolo un Platone che ce li tramandasse. I nostri docenti e studenti si accontentino pure di un passaggio in un telegiornale di prima serata. Il che è come una condanna inesorabile all’oblio della Storia.