Primo maggio festa del lavoro: protagonisti dell'opera

In occasione di questo martedì primo maggio, festa del lavoro, desidero ricordare con le parole di Charles Péguy che cosa è anche per me il lavoro

Oggi, primo maggio ,è ricorrenza della festa del lavoro. Bene, in questa occasione voglio ricordare innanzitutto a me stesso che cosa deve essere il mio operato quotidiano: una tensione continua al meglio per costruire la cattedrale. Essere protagonista di un’opera, avere chiaro lo scopo della vita e del lavoro.
Un tempo gli operai non erano servi.
Lavoravano. Coltivavano un onore, assoluto, come si addice a un onore.
La gamba di una sedia doveva essere ben fatta.
Era naturale, era inteso.
Era un primato.
Non occorreva che fosse ben fatta per il salario o in modo proporzionale al salario.
Non doveva essere ben fatta per il padrone, né per gli intenditori, né per i clienti del padrone.
Doveva essere ben fatta per sé, in sé, nella sua stessa natura.
Esigevano che quella gamba fosse ben fatta.
E ogni parte della sedia che non si vedeva era lavorata con la medesima perfezione delle parti che si vedevano.
Secondo lo stesso principio con cui costruivano le cattedrali.
E sono solo io – ormai così imbastardito – a farla adesso tanto lunga.  Per loro, in loro non c’era allora neppure l’ombra di una riflessione.
Il lavoro stava là.
Si lavorava bene.
Non si trattava di essere visti o di non essere visti.
Era il lavoro in sé che doveva essere ben fatto.
Charles Péguy, da L’argent

Dunque buona festa del lavoro a tutti.