La scuola non statale non è un panda a rischio estinzione

Il caldo estivo non fa bene a chi si occupa di scuole non statali. Ogni giorno ne sentiamo delle belle e con la spending review sembra esserci una sola certezza: tagli pesanti alla scuola e all’istruzione. Ma quanto conviene tagliare a chi ti fa risparmiare tanto?

Con l’amico e collega Gabriele Toccafondi siamo intervenuti diverse volte sulla questione dei tagli alle scuole non statali. Per il semplice motivo che il principio di Sussidiarietà vuole uno Stato che si faccia da parte quando ci sono soggetti della società civile in grado di svolgere meglio di lui un compito. Per non parlare del diritto e della libertà di scelta per un’offerta scolastica alternativa e in molti casi di maggiore qualità.
Si legge di tutto sulla stampa ma il nostro giudizio si basa su una triste certezza: il capitolo di bilancio del contributo alle scuole non statali, che era di 538 milioni di euro per il 2013, è ridotto a 278 milioni.Con questi tagli le scuole paritarie chiuderanno e diventeranno soggetti a rischio di estinzione come i panda. Questo allarme è stato rilanciato ancora dalle associazioni rappresentative delle scuole paritarie di ogni ordine e grado che fanno parte del gruppo di lavoro della Parità presso il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur). (Via Avvenire Il grido delle scuole paritarie: «Rischiamo la chiusura»).
In molti piccoli paesi o nelle periferie delle grandi città, sono le uniche scuole, oppure molte di queste sono scuole comunali che senza l’aiuto statale non riusciranno ad abbassare le rette. Le conseguenze saranno di un aumento notevole dei costi e della scomparsa della pluralità di offerta formativa. Lo Stato dovrà costruire nuove scuole, assumere insegnanti e personale tecnico, spendere, insomma, almeno dieci volte di più. A una scuola dell’infanzia paritaria un bambino costa, in media, 550 euro all’anno, in una scuola pubblica 5500 euro. Dieci volte tanto. Insomma, “la vera parità porta risparmi. Le scuole paritarie, poi, hanno una valenza storica e culturale del tutto chiara. Sono una delle due gambe su cui si sostiene il sistema educativo italiano, accogliendo oltre un milione di ragazzi sui nove milioni totali.” (Via Toccafondi.com)
Probabilmente qualcuno sarà contento. Ma la nostra richiesta è invece il reintegro totale dei 260 milioni di euro tagliati dal fondo per il 2013.