Tassa sul lusso? 20mila disoccupati e nautica in ginocchio

Quando il governo Monti ha annunciato la tassa sul lusso, da più parti si sono sollevate grida di gioia. “Finalmente”, “tassiamo i ricchi” etc. Ecco quali sono i risultati negativi di questa impostazione. Perchè la ricchezza guadagnata con il lavoro non è una colpa e la crisi da sola non spiega una flessione così negativa del comparto

Se in generale la crisi economica intacca meno il settore del lusso, questo non è il caso del comparto della nautica italiana. Un’eccellenza della produzione Made in Italy che addirittura è ostacolato dalle istituzioni.
TASSE: ATTESE DELUSE > I dati dell’agenzia delle Entrate riportano che le somme incassate dall’Erario superano infatti di poco i 92 milioni di euro contro i 387 milioni attesi. Questo il risultato di superbollo per le supercar, la tassa sulle imbarcazioni oltre i 10 metri e l’imposta erariale su aerei ed elicotteri. Certamente con l’intestazione dei beni a soggetti non residenti, in molti saranno riusciti a eludere il prelievo (via ilsole24ore.com).
IL MEA CULPA > Ma la cosa certa è il ritorno negativo di questa impostazione sull’intero comparto: all’inaugurazione del 52° Salone Nautico di Genova, il Governo ha recitato il mea culpa e ha promesso, dove possibile, rapidi interventi di correzione su questi provvedimenti che hanno contribuito, unitamente alla crisi economica, a mettere in ginocchio il nostro settore nautico.
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I NUMERI > Dal presidente di Ucina, Anton Francesco Albertoni, i numeri del comparto: un fatturato globale che dai 6,4 miliardi del 2008 è sceso nel 2011 a 3,4 e nel 2012 segnerà un calo tra -18 e -25% attestandosi tra i 2,5 e i 2,7 miliardi. Con più di 2 miliardi di export, perché il mercato italiano è azzerato. E soprattutto: 20mila disoccupati e un salone (quello nautico di Genova) che da 1.150 espositori del 2011 (negli anni d’oro erano 1.300) è sceso quest’anno a 900.
BATTERE LA CRISI > nonostante questo la nautica italiana resta ancora leader nel mondo. La classifica di Show Boats International, con il global order book 2013, che sta per essere pubblicata, indica che ai primi tre posti al mondo ci sono altrettante aziende italiane: Azimut Benetti con 70 yacht in costruzione; Ferretti, con 50 barche; Sanlorenzo, con 33 yacht. Anche se la crisi è evidente perfino in questi numeri: nel 2009 Azimut Benetti (sempre primo) contava 111 barche in costruzione; Ferretti (secondo) 97 yacht e Sanlorenzo (ai tempi ottavo) 38 barche.
L’IMPEGNO DEL GOVERNO > Il Governo lavora su più fronti: il redditometro, il registro unico delle immatricolazioni per semplificare i controlli e favorire la sburocratizzazione. Basterà per correre ai ripari?
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