La Sfida vede Alfano Lupi e Casero su Europa e mercati

I giovani de La Sfida a Milano ci hanno posto (Alfano Lupi e Casero) anche domande sul senso della permanenza in Europa e sulle speculazioni dei mercati. Ecco le nostre risposte con le conclusioni dell’evento
(testo non rivisto dagli autori)
TREDICESIMA DOMANDA SULL’EUROPA
Riguarda l’Europa. Secondo voi è plausibile la proposta del premier britannico che ritiene di modificare quelle che sono le regole del trattato di Lisbona per addivenire agli stati uniti d’Europa? Si puo’ approfondire il tema. Grazie.
RISPONDE CASERO: Si’, guardate, noi nel nostro programma abbiamo dato una grande attenzione all’Europa. Il programma inizia con una serie di punti che sono quelli che desideriamo debbano essere fatti in Europa e il primo punto e’ che noi chiediamo che si debba arrivare all’elezione diretta del presidente dell’Europa, del presidente della comunita’, comunque di una figura che venga eletta da tutti i popoli europei. Perche’, vedete, siamo arrivati in un punto in cui siamo in mezzo a un guado: o l’Europa, come diceva prima Maurizio si fa, e quindi deve essere una Europa politica, oltre che una Europa economica, quindi un’Europa dei popoli, o l’Europa non si fa.
Stare nel mezzo come stiamo adesso, crea una serie di problemi per i vari Paesi e per la formazione dell’Europa stessa. Perche’ si deve andare avanti? Si deve andare avanti per una serie di ragioni, noi crediamo che l’Europa possa diventare la cultura… possa diventare il centro dell’attivita’ del mondo e possa esserlo da tutta una serie di punti di vista, ma possa essere utile arrivare a una unione vera, europea per tutti i cittadini europei. Le nuove competizioni mondiali avverrano fra macrocontinenti, l’Europa si dovra’ confrontare con gli Stati Uniti, con la Cina, con il Brasile, con l’India. E, o diventa un complesso di Paesi organico e molto ampio, o questa partita e’ destinata a perderla. E non si puo’ andare avanti con questa Europa che funziona a geometria variabile, per cui alcuni Paesi contano piu’ di altri, alcune… chiamiamole pure culture politiche, contano piu’ di altre. In questo momento noi ci troviamo che l’Europa stabilisce tutta una serie di input che sono input spesso legati a paesi anglosassoni, o alla Germania, e sono lontani dal nostro.
Arrivo su alcuni argomenti specifici: vedete, l’Italia e’ un paese che e’ cresciuto moltissimo su piccole e medie imprese e su una grande capacita’ imprenditoriale dei singoli. L’Europa sta disegnando un quadro economico che si basa su grandi imprese e con i singoli che iniziano a lavorare a delle grandi imprese e poi diventano dirigenti degli stessi. La costruzione di questa alla fine penalizza il nostro Paese e favorisce altri, altri Paesi. Vedete, noi contestiamo Monti non di essere una persona che e’ andata in Europa e che ha, come dice la sinistra, ha fatto aumentare la credibilita’ del nostro Paese. E’ molto facile andare in Europa e dire quello che vogliono sentirsi dire i tedeschi e di sentirsi dire che sei bravo. Noi dobbiamo andare in Europa a difendere gli interessi del nostro Paese e gli interessi del nostro Paese passano da: un’Europa, dicevo, unita, un’Europa che abbia una banca comune europea che sia uguale alla Fed e che faccia effettivamente politica monetaria e difesa della moneta, e un’Europa che possa utilizzare tutti gli strumenti di politica fiscale e di bilancio, come gli Eurobond per finanziare i grandi investimenti europei e finanziare i Paesi che in questo momento stanno un po’ piu’ in difficolta’. Questa e’ la nostra visione che abbiamo dell’Europa e l’abbiamo inserita nel programma, se dovessimo vincere le elezioni cercheremo di realizzarla in Europa stessa. Grazie.
AGGIUNGE ALFANO: abusando della mia funzione, posso giocare il Jolly? Mi date 3 minuti sempre sull’Europa? Perche’ mi pare assolutamente il tema piu’ importante di cui parlare, a maggior ragione di fronte ai giovani. Secondo me il futuro dell’Europa si gioca su 3 “p”:

  1. la pace
  2. il popolo
  3. la prosperità

Perche’ nasce l’Europa? Per assicurare pace al piu’ grande continente sconvolto in pochi decenni da 2 guerre mondiali. Nasce per assicurare la pace. Ha citato Cameron. Io ho letto con grande attenzione il discorso di Cameron tenuto tre settimane fa, e l’altra parola la usa lui, la prosperita’. Cioe’, sostiene Cameron e io sono perfettamente d’accordo, che l’Europa che ha saputo assicurare pace deve occuparsi della prosperita’. Ma io aggancio il tema della prosperita’ al tema del popolo e vi dico: se qualcuno vi chiede se l’Europa ha un mercato, voi subito rispondete di si’, dalla comunita’ economica del carbone e dell’acciaio, la comunita’ economica europea, l’area di libero scambio… tutto quanto attiene al mercato.
Se qualcuno vi chiede, se qualcuno vi chiede, ma l’Europa che ha un mercato ha anche una moneta? Ciascuno di voi rispondera’: “ma come, da 12 anni c’e’ l’euro, da 12 anni ha la moneta”. Ma se qualcuno di voi riceve la domanda: “ma l’Europa ha un popolo?” Cioe’, un bambino che nasce a Tallin, o che nasca a Trento, a Palermo, a Madrid, a Barcellona, a Nizza o a Varsavia, nascendo, nasce figlio del popolo europeo e sua mamma e suo papa’ gli spiegano che e’ polacco, francese, spagnolo, italiano, o gli spiegano che e’ europeo? Ecco, io credo che la maggior parte di voi, mi risponderebbe che non c’e’ un popolo europeo. E allora, la domanda vera, da cui nasce poi il discorso sulla prosperita’, ma non e’ che abbiamo cominciato dal lato sbagliato, non e’ che abbiamo cominciato dal mercato e dalla moneta e abbiamo scoperto che il mercato e la moneta non fanno un popolo. Che non e’ sufficiente costruire un mercato e darsi una moneta per costituire un popolo, perche’ un popolo e’ fatto dall’”idem sentire”, e’ fatto da valori, e’ fatto da una sorta di spiritualita’. Bene, questo e’ esattamente cio’ che noi dobbiamo cercare per costruire e rafforzare il sogno europeo che guarda agli stati uniti d’Europa. Se l’Europa non avra’ un popolo e non si dara’ diritti e doveri tali da costituire un popolo, il mercato e la moneta non saranno sufficienti e la prosperita’ non ci sara’ in Europa e il nostro rischia di essere il continente declinante. Questo e’ cio’ che noi pensiamo e questo e’ cio’ per cui noi intendiamo batterci, dare un’anima e uno spirito a questa Europa.
 

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Maurizio Lupi Angelino Alfano Luigi Casero a La Sfida
 
QUATTORDICESIMA DOMANDA SU SPECULAZIONE MERCATI
Andrea, ingegnere. Alcuni osservatori sostengono che, in caso di vittoria del centrodestra, i mercati finanziari possano tornare a non credere nel nostro Paese. L’Italia tornerebbe cosi’ vittima della speculazione, con l’innalzamento dello spread come abbiamo gia’ visto in passato. Alcuni evocano anche lo spettro della Grecia. Cosa ne pensate e come rispondete a queste critiche.
RISPONDE ALFANO: ma… che non c’e’ un citofono, bussando al quale ti risponde il mercato. Cioe’, non e’ che tu bussi al citofono e il mercato ti dice con esattezza quello che pensa e dunque rischia di essere un clamoroso bluff. Tutti ricorderanno il grande bluff, secondo cui il solo annuncio delle dimissioni di Berlusconi avrebbe dovuto fare calare di 200, di 100, di 300 punti lo spread. Non e’ avvenuto. E anche quando si e’ insediato Mario Monti, lo spread non e’ calato. Sapete quando e’ calato, e torno all’Europa, sapete quando si e’ abbassato lo spread, quando e’ calato lo spread? Quando Mario Draghi ha detto: “io difendero’ illimitatamente la nostra moneta, difendero’ illimitatamente l’Euro”, e a quel punto lo spread e’ calato, cioe’ la ragione per la quale noi ci battiamo, come diceva Luigi Casero poco fa, per rafforzare la banca centrale europea, perche’ nel braccio di ferro che spesso avviene in termini economico-finanziari con gli Stati Uniti d’America, il loro braccio, quello della Federal Reserve, e’ piu’ muscoloso del nostro e il nostro e’ piu’ gracile e debole e rischiamo di andar giu’.
Tornando alla domanda, poi si e’ detto: “la fine del governo Monti spaventera’ i mercati, la fine del governo Monti creera’ uno stato di incertezza per cui i mercati saranno fibrillanti perche’ non si fidano di nessuna delle soluzioni, da un lato c’e’ Berlusconi, dall’altro lato Bersani e Vendola, nessuno rassicura i mercati”. Bene, il governo Monti e’ caduto, si sta andando alle elezioni e i mercati sono stati assolutamente tranquilli. Morale della favola, i mercati sono rassicurati solamente da governi forti, da governi stabili, da governi che abbiano una linea di politica economica credibile e che guardi alla crescita. Se c’e’ un tema vero, sul quale invece si dovrebbe riflettere, e’ il fatto che noi abbiamo una Europa che da’ la linea politica della austerita’ e non si preoccupa della prosperita’, non si preoccupa della crescita. Allora, i mercati reagiranno positivamente se noi, con la nostra ricetta di politica economica sapremo dare un immediato shock all’economia.
E come lo vogliamo dare noi un immediato shock all’economia? Con la reimmissione nella tasca degli italiani di un po’ di Euro che gli sono stati sottratti con la tassa dell’Imu, e con un effetto positivo delle nostre politiche per l’assunzione di giovani nelle imprese perche’ a quel punto crescerebbero i consumi, crescerebbe l’economia e i mercati risponderebbero positivamente. Non c’e’ un giudizio, non c’e’ un pre-trattino-giudizio dei mercati. I mercati, siccome fanno soldi esprimono giudizi. Poi, siccome anche noi abbiamo il diritto di esprimere giudizi esprimiamo il giudizio, spesso, nei confronti di mercati che sono privi di regole etiche e privi di fondamento giuridico certo sul quale operare dando assicurazione ai Paesi che cio’ che accade nei mercati e’ trasparente. Questa e’ anche una nostra preoccupazione.
 
CONLUSIONE CON 2 MINUTI A TESTA
CONLUDE CASERO: si’, prendendo spunto da queste ultime domande, ci sembra importante sottolineare quali sono i punti fondamentali che caratterizzano la nostra proposta programmatica che facciamo in questi giorni al Paese, con credibilita’, come si e’ detto prima, per quello che abbiamo fatto e per quello che faremo.
Il punto di fondo sta legato al fatto che noi crediamo che questo Paese non debba copiare dei modelli culturali importati da altri Paesi. Questo e’ un Paese che ha grandissime potenzialita’ e grandissime caratteristiche. Noi dobbiamo far si’ che queste potenzialita’ possano essere sviluppate e possano servire allo sviluppo del Paese stesso. Abbiam detto impresa, e’ stato detto volontariato, e’ stato detto famiglia. Vedete, la parte del programma che riguarda tutta una serie di proposte a favore del volontariato, a favore della funzione che gli italiani spesso hanno di aiutare gli altri, che e’ una funzione che hanno molto interna… nell’italiano stesso, sta nel nostro programma con una serie di proposte ben precise.
Io ve ne cito una: noi riteniamo che, Angelino prima parlava del 5 x 1000, che sia necessario proseguire in questo processo sussidiario-fiscale, per cui noi proponiamo il raddoppio del 5 x 1000. Noi riteniamo che sia molto utile che i cittadini italiani sappiano che una parte delle proprie risorse possano essere destinate a sostegno di una associazione che fa del volontariato sociale, e sicuramente questa e’ una delle tasse meglio pagate dagli italiani e piu’ apprezzate dagli italiani stessi, e quindi noi proponiamo di portare dal 5 all’1%, per far si’ che l’1% delle tasse che paghiamo noi sappiamo a chi destinarle e dove destinarle, a quale associazione destinarle e sappiamo che questa associazione poi fara’ del bene complessivo per tutta la nostra comunita’.
Il nostro programma e’ caratterizzato da una serie di proposte di questo genere, che sono proposte molto concrete, molto spendibili e che servono, dicevo, per rilanciare lo sviluppo del Paese stesso. Noi parliamo molto nel programma di buono-scuola, di dote-scuola, di buono-sanita’, di dote-sanita’, di buono legato al welfare e al sociale. Riteniamo che, gli italiani, se possono decidere che scuola far fare ai propri figli, a che istituto sociale possono indirizzare un anziano, sia sicuramente una cosa a favore della famiglia stessa, ma a favore del bene complessivo, proprio perche’ riuscire a creare una competizione forte fra istituti scolastici, pubblici e privati, fra istituti sanitari, pubblici e privati, fra istituti sociali, pubblici e privati, porta sicuramente a un miglioramento del bene complessivo. Grazie.
La sfida il ring con Lupi Alfano e Casero
 
CONCLUDE LUPI: Anch’io voglio, nel ringraziarvi anche e nel ringraziare quelli che hanno organizzato questo incontro, perche’, come avete visto non c’e’ stato un monologo, ma c’e’ stato un dialogo e ognuno di noi come sempre si deve rimettere in discussione, voglio concludere raccontando 2 episodi che mi sono capitati in questa campagna elettorale, Sabato e oggi.

  • Parto da oggi, perche’ per la prima volta ho ricevuto un pugno nello stomaco nella mia citta’, Milano, perche’ davanti a palazzo Mezzanotte ho visto, entrando nella piazza 9000 caschi da muratore, messi su quella piazza, sulla piazza della Borsa, sulla piazza dell’economia, sulla piazza del rilancio e per la prima volta ho sentito degli imprenditori che hanno.. che si sono ritrovati insieme non per fare proposte, poi le hanno fatto alla fine, ma partendo dalla collera. Oggi c’era la giornata della collera e questo e’ un pugno nello stomaco per tutti noi che facciamo politica e che abbiamo responsabilita’.
  • Ma nello stesso tempo, sabato, nel mio viaggio in Brianza a incontrare i tanti e piccoli medi imprenditori, piccolissimi, che ogni giorno tirano la carretta, che quando licenziano un operaio, altro che la visione dell’operaio contro l’imprenditore, altroche’, quelli che dicono queste cose dovrebbero andare in mezzo alla gente, anziche’ fare i sindacalisti piuttosto che… e che ogni volta che licenziano un operaio e’ come se licenziassero, tagliasssero un pezzo della propria famiglia. Ho sentito uno di questi imprenditori a Seregno che mi raccontava: “Facciamo fatica, sacrifici ogni giorno, ma io voglio andare avanti, a portare avanti l’azienda che mio padre ha costruito e che io voglio portare avanti anche per i miei figli”. E io gli ho chiesto: “Perche’?” E la risposta e’ stata semplice ma nello stesso tempo essenziale: “Perche’ mi piace”.

Ecco, io credo che per tutti noi, quel “mi piace” ha il grande valore anche nel fare politica, nell’assumersi delle responsabilita’, nel giocare una partita in sieme di squadra, insieme, insieme anche con chi ha fondato il nostro partito che, grazie a Dio, e’ ancora una grande leadership, che si chiama Silvio Berlusconi, ma per la ragione per cui lo ha fatto lui e lo facciamo noi, perche’ ci piace nel senso che non si puo’ non sentirsi in momenti come questi, ognuno di noi, la responsabilita’ di voler costruire, di voler dare il proprio contributo, di voler essere protagonisti, con tutti i nostri limiti, ma con tutta la nostra forza, di quello in cui crediamo della nostra vita, della nostra societa’ e del nostro Paese. Il PDL e’ questo e noi siamo questo. Ecco, questo e’ l’augurio migliore, ed e’ per questo che io sono convinto che noi vinceremo le elezioni il 24 e il 25 febbraio.
 
CONCLUDE ALFANO: grazie. Io vi dico, a 10 giorni dalla conclusione, come penso che sia messa l’Italia, il bivio che si trova davanti l’Italia. Io credo che l’Italia abbia davanti a se’ un bivio decisivo, che non e’ solo tra una politica economica e un’altra, che non e’ solo tra una scelta di colore politico e un altro, ma e’ bivio molto piu’ esistenziale, ed e’ il bivio tra la rassegnazione e la speranza. Vedete, dalla strada che l’Italia scegliera’ di fronte a questo bivio, si decidera’ il futuro del nostro Paese. Ci sono tanti motivi di rassegnazione. Il Paese e’ fiaccato, e’ fiaccato dall’eccesso di tasse, e’ fiaccato da un senso di impotenza, e’ fiaccato dall’idea che non si sia individuato il modo per venire fuori dalla crisi, e’ fiaccato dalle troppe polemiche, e’ fiaccato dalle delusioni, da persone che hanno deluso questo Paese anche ricoprendo ruoli importanti, da un’idea di Europa che non restituisce alle giovani generazioni quel sogno che fu dei padri fondatori. Tutte queste sono ragioni di rassegnazione.
Poi pero’, guardando dentro ciascuno di noi, guardando dentro gli occhi i ragazzi che fanno la scuola, che fanno l’universita’, guardando l’amore dei loro genitori nei loro confronti, guardando alla nostra storia io penso che alla fine l’Italia prendera’ la strada della speranza, che e’ il vero motore della Storia. Non c’e’ mai stata nessuna storia che non sia stata alimentata dalla speranza. La speranza di che cosa? La speranza che accada, ancora una volta, che gli italiani ce la facciano da soli. La speranza che accada ancora una volta, cio’ che nella storia del nostro Paese si e’ sempre verificato e cioe’ che alla fine di una lunga curva arrivi il rettilineo, che alla fine di una galleria buia spunti la luce, che alla fine di un lungo sacrificio, che alla fine di tanto sudore, arrivi il successo. Una speranza che non deve essere fideistica, ma che deve essere esattamente nata dal cuore di chi ci crede, e crede in che cosa? Crede nella forza della nostra volonta’, crede nella forza dei nostri cuori, che crede nella forza dei nostri giovani, che crede che alla fine il bene prevalga sul male, che crede che il nostro Paese e’ un Paese ricco non solo di buoni sentimenti ma di talento, di cervello, di voglia di fare, di voglia di rialzarsi e di voglia di camminare. Ecco, io penso che al bivio tra la rassegnazione e la speranza, alla fine l’Italia scegliera’ la speranza e vincera’ attraverso e con questa grande speranza.