Basta rigore: 73 miliardi nei prossimi dieci anni per investimenti in infrastrutture

La politica del rigore è un errore. Per creare lavoro bisogna considerare investimenti e non costi tutte le risorse spese in infrastrutture europee. Ecco come applicare la golden rule

Alcuni passaggi dell’intervista a la Repubblica del 27 maggio 2013 “In 10 anni 73 miliardi di grandi opere acquedotti, scuole, ospedali le priorità”.
 
IN EUROPA
L’uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo è una precondizione perchè in Europa si cambi il segno delle politiche economiche.
Ora la crisi ha cominciato a mordere i polpacci anche a:

  • Francia che per la prima volta con Holllande Parigi ha chiesto una politica economica dell’Europa
  • Germania il cui Pil crescerà solo dello 0,1%

Quindi in Europa adesso c’è la convinzione che con le politiche del rigore ciascun Paese finisce per avvitarsi su stesso. Il rigore non produce crescita bensì più recessione. Ora si emesso in moto un treno e l’Italia non occupa più l’ultimo vagone. Ma sia chiaro: dobbiamo continuare ad essere seri.
 
LE RISORSE
Come ho già detto davanti alla Commissione Trasporti della Camera, ci sono 73 miliardi per i prossimi 10 anni da destinare ad investimenti in infrastrutture europee.
A queste risorse potrebbe essere applicata la golden rule, che le terrebbe fuori dal vincolo del patto di stabilità. D’altra parte, questi non sono costi bensì investimenti.
 
CREARE LAVORO
Con questi miliardi destinati a finanziare grandi opere infrastrutturali europee, i tecnici del mio ministero quantificano che per ogni miliardo di investimento si può dar vita a 12 mila posti di lavoro senza considerare l’impatto sull’indotto!
 
SUL PATTO DI STABILITÀ
Io ritengo che il Patto di stabilità interno che oggi impedisce anche agli enti locali virtuosi di effettuare investimenti in opere pubbliche vada allentato. Credo che sia totalmente un errore.
Se in Europa vale il principio che gli investimenti non sono un costo, questo deve valere anche in Italia. D’altra parte è quanto stabilisce l’articolo 119 della Costituzione là dove prevede la possibilità degli enti locali di realizzare investimenti di carattere locale. Penso agli acquedotti, alle scuole, alle strade, agli ospedali. Le infrastrutture sono uno dei motori di un Paese.

 I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i principi generali determinati dalla legge dello Stato.
Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese di investimento. E’ esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.

 
SUL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA
Non si deve continuare a cementificare i territori. Io credo che siamo di fronte ad una grande scommessa: quella dello sviluppo sostenibile e della difesa dell’ambiente. Per esempio, io rimango un convinto sostenitore del ponte sullo stretto di Messina. Continuo a pensare che la Sicilia vada collegata al resto dell’Italia. Dopodiché so che è stata presa un’altra decisione e che, dunque, è inutile riaprire quel dossier.
Leggete anche la mia relazione alla Commissione Ambiente della Camera dove espongo le linee programmatiche del mio lavoro al ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Lo sviluppo non è alternativo alla tutela dell’ambiente. Per esempio stiamo prendendo importanti decisioni di salvaguarda e manutenzione del territorio.