100 mila cristiani uccisi ogni anno: libertà religiosa per tutti!

Il Vaticano ha denunciato che oltre 100 mila cristiani vengono uccisi ogni anno

Oltre centomila cristiani uccisi ogni anno per motivi connessi alla loro fede è un dato frutto di “indagini credibili” – come ha detto ieri a Ginevra monsignor Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite – ma è una notizia che ha dell’incredibile.
I martiri cristiani sono oggi più di quelli dei primi secoli, ha detto Papa Francesco in Piazza San Pietro all’incontro con i movimenti ecclesiali dopo aver ascoltato la toccante testimonianza di Paul Bhatti, fratello di Shahbaz, il ministro pakistano delle minoranze ucciso il 2 marzo 2011. “Bisogna precisare – ha aggiunto il Papa – che tante volte questi conflitti non hanno un’origine religiosa; spesso ci sono altre cause, di tipo sociale e politico, e purtroppo le appartenenze religiose vengono utilizzate come benzina sul fuoco”. Questo non diminuisce la gravità di queste violenze, anzi carica di responsabilità soprattutto noi uomini del mondo cosiddetto libero.
“Loro fanno l’esperienza del limite, proprio del limite tra la vita e la morte – ha detto infine il Papa – E anche per noi: questa esperienza deve portarci a promuovere la libertà religiosa per tutti, per tutti! Ogni uomo e ogni donna devono essere liberi nella propria confessione religiosa, qualsiasi essa sia. Perché? Perché quell’uomo e quella donna sono figli di Dio”.
 
La libertà religiosa è la vera grande emergenza per quanto riguarda i diritti umani che Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno posto al centro dei loro interventi alle Nazioni Unite. Papa Francesco rilancia questo grido che trova spesso indifferente l’Occidente, forse anche perché, pur senza la violenza fisica cui assistiamo in molti Paesi, anche nelle nazioni sviluppate dove la presenza cristiana è stata storicamente parte integrante della società si tenta non da oggi di marginalizzare il cristianesimo dalla vita pubblica, di relegarlo nella vita privata, di ridurlo a ruoli predefiniti e ghettizzanti di intervento socio-umanitario.

I primi a non accettare di essere ridotti a una ONG – il Papa lo ripete ogni volta che parla – dobbiamo essere noi cristiani e in particolar modo noi che ci siamo assunti responsabilità politiche. Contro un martirio che ha ormai i numeri del genocidio serve una iniziativa comune a livello di Unione Europea e di comunità internazionale.
Leggete anche “Delegazione della Nigeria alla Camera per i cristiani
La difesa della libertà dei cristiani di professare pubblicamente la loro fede senza doverne sopportare conseguenze (è inammissibile che per partecipare alla vita pubblica del proprio Paese un cristiano debba mettere da parte la cosa più cara che ha: la sua fede, – disse Benedetto XVI all’Onu) non è la salvaguardia di un privilegio ma la battaglia per la libertà di tutti.
Volete rimanere ancora indifferenti? Allora potete firmare questa petizione.