Stiamo ascoltando i bisogni reali e dialogando con le parti interessate

Intervista a Il Sole 24 Ore di domenica 2 maggio: “Ora riavviare le opere a livello locale”

IL PRIMO SEGNALE NEL CDM
Il Consiglio dei ministri di venerdì scorso ha preso decisioni che sono un primo importante passo nella direzione della ripresa, un segnale forte ai cittadini e alle imprese, una possibilità reale di rilancio e una valida ragione di speranza:

  1. L’ecobonus
  2. Il bonus sulle ristrutturazioni edilizie
  3. L’adeguamento delle case alle norme antisismiche
  4. L’estensione degli incentivi per l’aquisto dei mobili

 
IL METODO
Siamo giunti a questo iniziale ma importante risultato partendo non da strategie teoriche ma dalla considerazione dei bisogni reali, dall’ascolto e dal dialogo con le parti interessate, un metodo collegiale e di collaborazione tra ministeri. Anche perchè non esistono politiche pubbliche confinate all’interno di una prospettiva di un solo settore.
 
LE INFRASTRUTTURE COME SPESA BUONA
Le infrastrutture sono strategiche per lo sviluppo e la ripartenza dell’Italia. La crisi non ci deve paralizzare, va invece interpretata come opportunità. In questo senso la scarsità di risorse deve renderci più creativi per impiegare risorse pubbliche e sempre più risorse private e ancora più convinti delle liberalizzazioni.
Sono cosciente che non solo le grandi opere, ma anche e forse soprattutto le opere a livello locale saranno il test della nostra capacità di cogliere questa opportunità con politiche a vantaggio delle famiglie, delle imprese, della coesione sociale e dell’ambiente. Io credo, anzi so, che riqualificazione del territorio e tutela dell’ambiente possano andare di pari passo e creare sviluppo.
 
INFRASTRUTTURE PER IL LAVORO
Se la prima emergenza del nostro Governo è l’occupazione, il settore di cui ho responsabilità può contribuire a questo scopo affrontando con energia le quattro emergenze che lo contraddistinguono:

  1. L’accelerazione dei lavori delle grandi opere già decise: per gli interventi infrastrutturali approvati dal Cipe, in alcuni casi supportati anche da capitali privati, va velocizzato lo stato di avanzamento dei lavori e vanno aperti i cantieri. I fondi di opere già finanziate ma di cui non si vede più la concreta possibilità di realizzazione non devono restare inutilizzati, finiranno in un «fondo revoche» e verranno usati per altri interventi
  2. La manutenzione straordinaria del territorio: strade, ferrovie, porti, aeroporti, viadotti, dissesto idrogeologico, edilizia scolastica… non possiamo continuare a correre ai ripari dopo i disastri in un continuo stato di emergenza. Non è più rinviabile una manutenzione straordinaria del territorio che assicuri la massima sicurezza, cioè la salvaguardia di vite umane
  3. La casa: una strategia di sviluppo passa anche dalla riqualificazione delle città e da unapolitica della casa. Dell’Imu s’è detto, delle ristrutturazioni pure. Io vorrei affermare il concetto di sostituzione edilizia: demolizione e ricostruzione, con vincoli virtuosi, senza consumo di suolo
  4. Il trasporto pubblico locale: percepito quasi ovunque come la vera emergenza e come fonte di disagio sociale a causa di inefficienze, disorganizzazione e cattivo impiego delle già poche risorse disponibili. Chi usa l’auto per trasporti urbani o pendolarismo spende dai 3mila ai 4mila euro l’anno a seconda delle regioni. Chi usa i mezzi pubblici ne spende tra i 25o e i 400 a seconda della città. In questo periodo di crisi il numero di chi si è rivolto al servizio pubblico è salito de125-3o%. L’offerta di trasporto pubblico locale è una realtà di competenza regionale, certo, ma da reinventare in modo organico salvaguardandola dai localismi

 
LE RISORSE
E le risorse? La chiusura del procedimento di infrazione Ue non è un invito alla spesa allegra, anzi, dobbiamo continuare a tagliare la spesa inefficiente distinguendola da quella produttiva. Le infrastrutture non sono un costo, sono un investimento, bisogna avere il coraggio di togliere i soldi dove non servono e usarli per ciò che si considera prioritario.
L’estensione ai mobili delle detrazioni per le ristrutturazioni l’ho finanziata con fondi del mio ministero. In fondo è il concetto di responsabilità con cui va avanti ogni famiglia: per investire nello studio dei figli si fanno sacrifici su altre spese meno “strategiche”.
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