Non ci è mancato il coraggio, miglioriamola in Parlamento

Leggete la mia intervista a Il Sole 24 Ore “Cantieri: più risorse, solo alle priorità” di venerdì 18 ottobre 2013.

 
Io non penso che sia mancato il coraggio nel fare la legge di stabilità. Volevamo e vogliamo che questa legge di stabilità segni una svolta, indicando quale sia la strada giusta e muovendo in quella direzione.
Abbiamo individuato i pilastri della nuova crescita

  • Stiamo mettendo le risorse solo su opere e programmi realmente prioritari. Lì mettiamo le risorse oggi disponibili e metteremo tutte le altre che ci aspettiamo arrivino nel 2014
  • La manovra finanzia lo sviluppo senza gravare su imprese e famiglie

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IL CONSIGLIO EUROPEO DEI MINISTRI DEI TRASPORTI
Sono tornato da Tallin soddisfatto perchè

  1. Abbiamo incassato con il ministro francese Cuvillier il sì del commissario Ue Kallas a un contributo del 40% dell’Unione sulla Tav Torino-Lione
  2. Abbiamo ottenuto una prima valutazione unanime sulla proposta italiana di esentare dal deficit le spese nazionali per il finanziamento delle opere Ten

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SU ALITALIA
Ora è importante che Air France confermi l’alleanza sottoscrivendo l’aumento di capitale, poi ragioneremo del piano industriale. Sono filo-Air France perché loro stanno già nel capitale e sono un interlocutore naturale, ma se non sottoscriveranno l’aumento di capitale, tutto cambierà e si aprirà la ricerca di nuovi partner.
Il Governo è intervenuto nella vicenda Alitalia per tre ragioni che consideriamo tutte essenziali:

  1. Perchè la compagnia è un asset strategico
  2. Per la necessità di un piano industriale che segni la discontinuità e non consideri l’Italia una cenerentola
  3. Per tutelare l’occupazione.

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Ministro Lupi, parliamo della legge di stabilità. La novità dell’ultima ora è l’aumento delle accise, evitabile se arriveranno i tagli della spending review.
È solo una clausola di salvaguardia. Non ci sarà alcun aumento delle accise, lo eviteremo come lo abbiamo evitato finora. Ci misureremo sulla spending review.
 
Quali sono i pilastri della strategia per la crescita che si deve dedurre dal Ddl approvato?
Lo ha detto chiaramente il presidente del Consiglio:

  • Diminuire la pressione fiscale
  • Diminuire il costo del lavoro per ridare competitività alla nostra economia
  • Cambiare il rapporto tra spesa pubblica corrente e in conto capitale.

Su questo cammino – che significa destinare tutte le risorse disponibili alla crescita – c’è unanimità nel governo al di là delle sottolineature che la singola forza politica può fare. È un risultato importante, aver definito una strategia di governo. Poi c’è il problema di individuare altre risorse.
 
La timidezza non riguarda, per esempio, i tagli alla spesa pubblica corrente?
Abbiamo cominciato a individuare le azioni necessarie per reperirle. Non si può scambiare la nostra prudenza nel quantificare le risorse aggiuntive per mancanza di coraggio. Dobbiamo quantificare gli effetti della nostra manovra prima di destinare le risorse aggiuntive. Quanto produrranno le dismissioni? Quanto produrrà la rivalutazione delle quote di Bankitalia? Quanto arriverà dalla spending review che punterà su tagli mirati e su una riorganizzazione complessiva della macchina della Pa?
La legge di stabilità dice chiaramente che le risorse aggiuntive provenienti da queste voci andranno sempre a quei pilastri. Aggiungo, pensando alle infrastrutture, che gli 11,4 miliardi della legge di stabilità non sono le prime risorse destinate alla crescita per il 2014. Con il decreto del Fare avevamo già sbloccato molti cantieri con un’attuazione, peraltro, a tempo di record.
 
La domanda resta: non si poteva fare di più?
La legge di Stabilità è migliorabile in Parlamento, ma è un buon punto di partenza e il punto qualificante è proprio aver individuato le strade per reperire le risorse senza gravare sulle famiglie e sulle imprese e aver deciso che le risorse andranno tutto allo sviluppo.
 
Una modifica che le piacerebbe dal Parlamento?
Sul taglio del cuneo fiscale mi auguro che nel passaggio parlamentare si possa introdurre la riduzione delle imposte in un’unica soluzione anticipata, magari con l’aiuto delle imprese. Sarebbe un bel segnale.
 
C’è una norma per cui si è battuto nella stabilità, a parte quelle di stretta competenza?
Mi fa piacere aver individuato con il ministro Franceschini una soluzione che reintroducesse la deducibilità da parte delle imprese dell’Imu sugli immobili strumentali all’attività di impresa. A mezzanotte sembrava scomparsa, siamo riusciti a reintrodurla sia pure al 20 per cento.
 
Andiamo ai cantieri. Effettivamente state selezionando le opere cui destinare le risorse.
Il disegno strategico è chiaro: anzitutto completare la rete dell’Alta velocità, finire la Salerno-Reggio, chiudere il Mose, riavviare i piani di manutenzione di Anas e Fs, rifinanziare le opere dei piccoli comuni. Alla prossima riunione del Cipe avvieremo anche le defiscalizzazioni con la Orte-Mestre. Aggiungo il trasporto pubblico locale, nuova priorità per il 2014.
 
Questa opera di selezione vuole rimediare alla programmazione troppo frammentata della legge obiettivo?
Intanto stiamo finanziando non tutte le grandi opere ma solo quelle che riteniamo prioritarie. Poi non c’è dubbio che dovremo anche completare il ridisegno strategico, approvando in tempi strettissimi anche i piani porti e aeroporti.
 
Cosa ha in mente per il trasporto locale?
Intanto abbiamo messo nel triennio 200 milioni per il rinnovo del parco rotabile su ferro e 300 per il parco autobus. Anche qui è un primo passo nella direzione giusta. Entro il 2018 dobbiamo completare il rinnovo che vale in tutto 2 miliardi. Chiederemo alla Cassa depositi e prestiti di partecipare.
 
Per incentivare il rinnovo metterà anche divieti di circolazione per i vecchi autobus?
Lo faremo. Nel 2018 non faremo più circolare i bus Euro 0, Euro 1 ed Euro 2. Ma prima, il piano di rinnovo del parco con criteri innovativi.
 
Quali sarebbero?
Gestioni razionali e costi standard, per esempio. Senza trascurare che tentiamo di ridare fiato a una filiera industriale.
 
Dalla legge di stabilità sembra assente il tema della casa.
Abbiamo dato per scontato il rinnovo dei bonus per ristrutturazioni e risparmio energetico, ma scontato non era. Anzitutto perché prorogato senza tagli vale un miliardo. Poi non era mai successo che il rinnovo fosse messo nella legge di stabilità senza arrivare invece all’ultimo minuto con un decreto legge.
È un segnale importante: noi vogliamo dare certezze a chi investe, stabilizzare, non fare provvedimenti di emergenze. Nei bonus sono stati confermate anche le agevolazioni per i mobili e quelle per la prevenzione antisismica. Detto questo, sulla casa, dopo l’approvazione dei mutui con la liquidità fornita da Cdp alle banche non solo per l’acquisto della prima casa ma anche per i lavori di ristrutturazione, stiamo preparando un nuovo provvedimento ad hoc per novembre.
 
Cosa ci sarà dentro?
Dobbiamo affrontare una grave emergenza che sta tornando nelle grandi città. Dobbiamo farlo, anche qui, con provvedimenti non di emergenza, ma che diano risposte strutturali.
 
Quali sono queste risposte?
Da una parte dobbiamo usare il social housing: dobbiamo consentire, cioè, la destinazione dei contributi disponibili oggi per questo capitolo anche alla conversione del patrimonio immobiliare già costruito e a quello in costruendo.
Dall’altra parte c’è l’emergenza affitti. Non credo che si possa fare ricorso a strumenti di pubblica sicurezza anni 70 come la proroga degli sfratti. Non possiamo scaricare il problema solo sui proprietari di casa perché oggi il segmento debole non è solo quello degli inquilini. Dobbiamo garantire tutti i cittadini in difficoltà, anche lavorando sul concetto di «morosità incolpevole» che abbiamo già introdotto e che ci dà la possibilità di usare strumenti innovativi come bonus o voucher affitto.