Alitalia: non un solo euro dei contribuenti

(aggiornamento 29 ottobre) Leggete la mia intervista a ItaliaOggi “Lupi: Alitalia non è in svendita” di mercoledì 16 ottobre 2013.

 
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AGGIORNAMENTO 29 OTTOBRE
Sull’aumento di capitale di Alitalia “non ci aspettiamo alcuna risposta dall’Unione europea, non siamo sottoposti a nessun procedimento di infrazione.
 
 
Il Financial Times accusa il governo Letta di «protezionismo industriale» per la vicenda Alitalia. Nella giornata di ieri è stata British Airways a chiedere l’intervento della Commissione europea per sospendere un aiuto ritenuto da loro illegale perchè violerebbe la concorrenza comunitaria. «Solo dopo la notifica delle misure adottate saremo in grado di valutare la loro compatibilità con le norme Ue sugli aiuti di Stato» ha replicato da Bruxelles il commissario Ue alla concorrenza Joacquin Almunia.
Io respingo queste accuse: noi intendiamo innanzitutto trattare in ottica strategica un asset fondamentale per lo sviluppo del paese, non siamo intervenuti direttamente, ma come un facilitatore e un moltiplicatore di risorse.
 
Ministro Lupi, dopo l’operazione Poste abbiamo le carte in regola per trattare alla pari con Air France?
Noi intendiamo innanzitutto trattare in ottica strategica un asset fondamentale per lo sviluppo del paese. Ciò ha significato, per cominciare, evitare la procedura fallimentare della legge Marzano (questo sì che sarebbe costato un sacco di soldi allo Stato – 500 milioni di euro ndr), favorire un’operazione industriale basata sulla convenienza dei privati a investire in Alitalia, e individuare un partner industriale come Poste che fosse un moltiplicatore delle sinergie industriali.
 
Non sono aiuti di Stato?
No, perché non è stato messo un solo euro dei contribuenti. Abbiamo ritenuto che, trattandosi di un settore strategico come quello del trasporto aereo, lo Stato dovesse fare la sua parte, intervenendo, non direttamente, ma come un facilitatore e un moltiplicatore di risorse. Vedendo in Poste la possibilità di una sinergia industriale, l’abbiamo esplorata. Poste non mette le mani nelle tasche degli italiani, guadagna un miliardo di euro l’anno, investe 500 milioni l’anno in sviluppo e strategie industriali e ha un ottimo manager. Mi sembra un intervento sussidiario e intelligente. Altri interventi che avrebbero rifatto di Alitalia un’azienda pubblica sarebbero stati sbagliati.
 
E adesso?
Adesso spetta ai soci privati capire come recuperare le perdite, tagliare i costi e rilanciare un nuovo piano industriale. Questo ci permetterà, se verrà presentato un piano industriale serio e di discontinuità, di verificare alleanze forti e di poter discutere a pari dignità con Air France se dovesse sottoscrivere, come ci auguriamo, l’aumento di capitale; o se così non fosse, di individuare un altro partner.
 
Air France ha detto sì all’aumento di capitale ma comincia a fare molti distinguo
Il dato di fatto è che sottoscrivendo la ricapitalizzazione Air France dimostra che intende continuare a investire in Alitalia. Per mantenere il suo 25% di quote sociali deve partecipare alla ricapitalizzazione con 75 mln . Già questo vuol dire che non può pensare di prendersi Alitalia a costo zero, ma continuare a lavorare investendo seriamente. Se Air France non dovesse sottoscrivere l’aumento di capitale, scenderebbe all’11% e quindi libererebbe la possibilità di interlocuzioni internazionali diverse.

 
Qual è il suo auspicio?
Io mi auguro, a nome del governo, che la collaborazione con Air France possa continuare, ad una condizione: che non si pensi ad Alitalia come una filiale regionale della compagnia francese.
 
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Fonte: ItaliaOggi