Ricordo attentato di Nassirya come unità di un popolo

Oggi cade la ricorrenza dell’attentato alla base militare di Nassirya il 12 novembre 2003 che ha ucciso 17 militari e 2 civili italiani. Il mio ricordo attraverso le parole del cardinale Camillo Ruini

 
Il 12 novembre 2003 con un attacco terroristico impressionante muoiono 17 militari e 2 civili nella base di Nassirya. Per la prima volta il nostro Paese si trova a fronteggiare un lutto così imponente. Eppure tutti si stringono con commozione attorno alle bare di quei 19 eroi.
 
Queste parole, tratte dal mio libro “La prima politica è vivere” pp. 42-43, vivono al di fuori della drammaticità del momento. E riassumono molto più di tanti discorsi lo spirito che portò, 150 anni fa, alla nascita dell’Italia unita.

Ecco le parole pronunciate dal cardinale Camillo Ruini durante i funerali:
L’italia intera ha già manifestato in molti modi, in questi lunghi giorni dalla tragica notizia dell’attentato, un affetto, una riconoscenza e una solidarietà per i caduti, per i feriti e per i loro familiari che vengono dal cuore del nostro popolo e che esprimono la sua profonda unità e la consapevolezza del suo comune destino.
Gesù nel Vangelo ci ha avvertiti che il criterio in base al quale saremo giudicati è quello dell’amore operoso, che sa riconoscere la sua misteriosa presenza nel più piccolo e più bisognoso dei nostri fratelli in umanità. Abbiamo perciò ascoltato con intima commozione le parole della sposa di
uno dei caduti che, dopo aver letto un altro, molto simile, brano del Vangelo, quello nel quale Gesù ci invita ad amare anche i nostri nemici, ci ha detto con semplicità che di quella parola di Gesù lei e suo marito avevano fatto la regola della propria vita.
E’ questo il grande tesoro che non dobbiamo lasciar strappare dalle nostre coscienze e dai nostri cuori, nemmeno da parte di terroristi assassini. Non fuggiremo davanti a loro, anzi, li fronteggeremo con tutto il coraggio, l’energia e la determinazione di cui siamo capaci. Ma non li odieremo, anzi, non ci stancheremo di sforzarci di far loro capire che tutto l’impegno dell’Italia, compreso il suo coinvolgimento militare, è orientato a salvaguardare e a promuovere una convivenza umana in cui ci siano spazio e dignità per ogni popolo, cultura e religione.