Messaggio a Renzi: questo non è il governo del Partito democratico

Intervista a il Giorno/Resto del Carlino/Nazione “Lupi mette i paletti a Renzi, non siete i padroni deo governo” di lunedì 30 dicembre 2013.

 
«Una cosa dico a Renzi. Questo non è il governo del Partito democratico. Questo è un governo che nasce dal fatto che nessuna delle coalizioni ha vinto le elezioni. Ha un compito eccezionale e chiaro. E spetta a Letta la sintesi tra posizioni e sensibilità oggettivamente diverse. Se Renzi vuole fare il monocolore del Pd, sbaglia indirizzo».
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«Il governo va avanti se fa». Ministro Lupi concorda con il segretario del Pd?
«Sono assolutamente d’accordo, anche se non serviva la nomina del nuovo segretario Pd per dirlo. Sin dall’inizio abbiamo sempre detto che questo governo è nato da circostanze straordinarie che ha come ragion d’essere il portare il Paese fuori dall’emergenza. Quindi, il fare. Ora lo dice anche Renzi? Bene. Sinora abbiamo lavorato, abbiamo iniziato a ottenere dei risultati, poi abbiamo avuto tre mesi difficili. Adesso, nel 2014, stabiliti con forza e chiarezza alcuni punti essenziali potremo realizzare le cose per le quali il governo nasce. Tutti vogliamo un esecutivo del fare».
 
Renzi si presenta un po’ come lo ‘special one’. Nell’intervista alla Stampa ha detto che «ci sono quarantenni e quarantenni». Letta è stato portato da D’Alema, Alfano da Berlusconi e solo lui è «totalmente diverso». La irrita?
«Ognuno si presenta come vuole. Ognuno viene giudicato dalle cose che riesce a fare. Oggi Renzi ha una responsabilità diversa e quindi ha il compito di lavorare per riconsegnare questo Paese cambiato. Ciò detto, sul fatto di essere diversi è vero, e ne siamo orgogliosi. Comunque tutti, Renzi come Alfano e Letta, hanno dimostrato un grande coraggio e una grande responsabilità, senza fare la cosa più facile che è andare dietro ai populismi. E quindi, badiamo al sodo».
 
Gennaio sarà il mese del patto di coalizione. Come lo preferireste? Rigido alla tedesca o una intesa di massima sulle linee programmatiche?
«Dobbiamo stabilire una lista ristretta di cose da fare. Stabilendo tempi certi per la loro realizzazione. Sia per quanto riguarda la legge elettorale e le riforme istituzionali, sia per quanto riguarda i contenuti».
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E vediamo i contenuti. Sia Renzi che Alfano hanno parlato della necessità di una riforma del lavoro. A voi piace l’ipotesi di un contratto unico con tutele crescenti, articolo 18 limitato e di un sussidio di disoccupazione unico?
«Abbiamo l’obiettivo della crescita e quindi il tema del lavoro è prioritario. Dobbiamo fare in modo che le aziende tornino ad assumere, togliendo tutti quegli ostacoli che gli impediscono di assumere. Bisogna introdurre più flessibilità in entrata. È evidente che al tempo stesso dobbiamo dare una protezione sociale. Siamo disposti a ragionare sul contratto unico, ma fatti salvi alcuni principi stabiliti a livello nazionale la contrattazione va spostata quanto più possibile a livello aziendale. E ancor di più chiediamo con forza e con chiarezza di affrontare la questione di come aiutare le piccole e medie imprese, gli artigiani e i commercianti».
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In che modo?
«Innanzitutto con una forte azione di sburocratizzazione. E poi con una ulteriore riduzione del costo del lavoro. Questi sono tre punti per noi fondamentali, ai quali se ne aggiunge un quarto, quello della famiglia, che per noi va sostenuta fortemente. La famiglia è stata il vero ammortizzatore sociale di questi anni di crisi, il 2014 dev’essere l’anno di azioni concrete a favore della famiglie italiane».
 
Legge elettorale: come ci si dovrebbe arrivare?
«Dev’essere coinvolto tutto il Parlamento, ma la proposta deve nascere in seno alla maggioranza. Elaborata una bozza, il dialogo si deve giustamente aprire alle forze di opposizione, con le quali ci confronteremo cercando il massimo consenso possibile, in tempi certi».
 
Cosa risponde a chi dice che voi del Nuovo Centrodestra siete un po’ sovradimensionati?
«Che sono ragionamenti da Prima Repubblica. Questo è un governo eccezionale che va misurato solo sulla capacità di fare. Se qualcuno pensa di rispolverare il manuale Cencelli è come l’ultimo giapponese che combatte ancora una guerra finita e che rischia di essere spazzato via dai tempi nuovi».
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