Siamo contrari a una legge elettorale che cancella tutte le sensibilità diverse dai 2 grandi partiti

Leggete alcuni passaggi della mia intervista a Il Messaggero “Lupi: inaccettabile quel patto a due con FI per fare fuori tutti gli altri partiti” di sabato 18 gennaio 2014.

 
IL MIO FACCIA A FACCIA CON RENZI
Ho avuto un faccia a faccia con Matteo Renzi che oggi (18-01 ndr) vedrà Berlusconi. Gli ho detto che noi abbiamo più interesse di lui a fare le riforme, a che il governo cambi passo e concluda il suo lavoro di portare il Paese fuori dalla crisi economica.
Gli ho anche detto che il nuovo segretario del Pd deve sempre di più, insieme a noi e agli altri alleati, sostenere non più astrattamente questo governo bensì coivolgersi nel governo, portando una spinta di novità.
 
IL RILANCIO DELL’AZIONE DI GOVERNO
Per una fase nuova intendo un’azione coraggiosa che riguarda le riforme da una parte legge elettorale e riforme costituzionali e dall’altra con un piano chiaro e concreto di priorità che in questi 12 mesi l’azione di governo si deve dare. Alcuni temi li ha posti Renzi, altri li abbiamo posti noi.
LEGGETE ANCHE: Priorità non è il rimpasto di governo ma stabilire i punti di lavoro per i prossimi 14 mesi
 
RENZI E BERLUSCONI
Riguardo all’incontro Renzi – Berlusconi, io penso che ogni forza politica abbiamo l’assoluto diritto-dovere di confrontarsi con chi vuole. Quello che non sarebbe comprensibile è un accordo tra Pd e Forza Italia sulla legge elettorale senza che parte della maggioranza venga coinvolta.
Vedo una convergenza di Renzi con Forza Italia sul sistema spagnolo. Io penso invece che il dovere e anche la responsabilità del Pd dovrebbe essere in primo luogo quello di trovare una sintesi nella sua stessa maggioranza.
Noi abbiamo detto di essere favorevoli al sistema del Comuni (Sindaco d’Italia), se però vogliamo confrontarci siamo più che disponibili a condizione che non ci si chieda di accettare una legge elettorale che spinge al bipartitismo. Ovvero a privilegiare l’accordo tra due partiti maggiori eliminando non già i partitini per i quali basta una soglia di sbarramento, ma tutte le sensibilità diverse.
Mi sembra che quattro partiti in un Paese di 60 milioni di abitanti sia un segno di democrazia. Iniziamo a fidarci l’uno dell’altro, anzichè vivere di sospetti reciproci: sarebbe un bel segnale per il Paese