Ncd sostiene Letta e vuole rilanciare il governo: Renzi faccia entrare i suoi

Leggete la mia intervista al Corriere della Sera “Lupi: noi non sfiduciamo l’esecutivo ma il segretario deve metterci i suoi” di venerdì 7 febbraio a cura di Maurizio Giannattasio.
Tredici giorni per salvare un rapporto politico e un’amicizia che dura da decenni. Che farà il Ncd dopo la riunione della direzione del Pd che ha all’ordine del giorno il sostegno al governo? E soprattutto che farà Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture e amico storico di Enrico Letta, dopo aver dichiarato a sorpresa: «Se si deve fare un Letta-bis si faccia un Letta-bis, se bisogna coinvolgere Renzi si coinvolga Renzi, ma non si vada più avanti così»? Dichiarazione che in molti hanno letto come un atto di sfiducia al premier.
 
Ministro Lupi, il suo era un’addio a Letta?
«Mi spiace che qualcuno abbia potuto leggere le mie dichiarazioni come un addio a Enrico. Noi sosteniamo lealmente il governo Letta, ma contemporaneamente diciamo che è necessario rafforzare l’azione del governo. Non possiamo traccheggiare. Non possiamo galleggiare. Soprattutto adesso che abbiamo la possibilità di cogliere l’uscita dalla crisi».
 
Come si rafforza l’azione del governo? Con la staffetta LettaRenzi?
«Nella mia vita ho sempre seguito due criteri il realismo e non scaricare le responsabilità sugli altri. Se Renzi vuole fare il presidente del Consiglio, lo deve dire chiaramente e deve sfiduciare Letta con tutte le conseguenze che questo comporta. Ma non possiamo accettare che i duelli all’interno del Pd — ricordo l’eterna stida tra Veltroni e D’Alema — si scarichino sul governo e ancora prima sulle sortì del Paese».
 
Ritiene la staffetta una soluzione politica possibile?
«Ci sembrerebbe molto strano che un governo guidato da colui che era vicesegretario del Pd, che ha avuto la fiducia del presidente della Repubblica, venga sfiduciato perché Renzi possa assumere il timone del governo. Ripeto: se è questo ciò che Renzi vuole, lo dica chiaramente. Noi siamo perché Letta continui a governare e perché ci sia un rafforzamento dell’azione del governo».
 
Torniamo al punto iniziale: come si rafforza il governo senza il coinvolgimento del nuovo segretario del Pd?
«Con un contributo non solo di idee ma anche di uomini, di nuovi ministri. Non significa chiedere poltrone, ma portare all’interno dell’esecutivo le urgenze del Partito democratico. Sicuramente non sarà il Nuovo Centrodestra a chiedere a Letta di andare a casa e a Renzi di fare il capo del governo».
 
In molti, però, hanno letto le sue dichiarazioni a favore di una possibile staffetta Letta-Renzi, come la paura del Ncd di andare a elezioni subito dopo il voto sulla legge elettorale. In soldoni: troppo poco tempo per consolidarvi nel Paese.
«La nostra unica paura — e forse qualcuno se lo dimentica troppo spesso — è che a uscire sconfitto da questa situazione non sarà il governo, ma il Paese. Non vince o perde Ncd o il Pd, qui si rischia che a perdere sia tutta l’Italia. Questa è la nostra preoccupazione. E questo ci fa dire che il governo si deve rafforzare. E il criterio con cui giudicarlo è se fa ciò per cui è nato: far uscire il Paese dalla crisi. Se questo non dovesse accadere, noi porteremo avanti il coraggio della nostra scelta e ci faremo giudicare dagli italiani».
 
Tra 13 giorni si riunirà la direzione del Pd per mettere sotto la lente di ingrandimento i rapporti del partito di maggioranza con il governo. Le fibrillazioni sono forti. Potrebbe essere la fine del governo Letta?
«I tempi non ce li facciamo certo dettare da Renzi. In questi mesi abbiamo dimostrato grande responsabilità, la capacità di prendere decisioni importanti e di essere più veloci di Renzi sulle questioni fondamentali del Paese. Abbiamo detto che avremmo dato un segnale importante sulla legge elettorale e settimana prossima si voterà. Abbiamo detto che il giorno dopo dovranno essere identificate le priorità del governo da qui fino al marzo 2015. Noi ne presentiamo sei, non cento come ha fatto il Pd. Cento vuoi dire nessuna priorità».
 
È sufficiente?
«Subito dopo bisogna lavorare su come rafforzare l’azione dell’esecutivo nella sua composizione. Non possiamo accettare che ci sia chi da nove mesi lavora per superare la crisi e chi invece dall’esterno gioca insieme il ruolo di maggioranza e opposizione. E ora ci dice pure come mai per 15 giorni si è parlato solo di legge elettorale e non di Fiat. Se vuole una risposta, Renzi si guardi allo specchio».
 
Vi siete parlati con Letta dopo le sue dichiarazioni del giorno precedente?
«Con Enrico ci conosciamo da tanti anni e ci stimiamo. In politica si può diventare amici anche se si è in schieramenti diversi. Abbiamo la stessa visione di fondo: dare il nostro contributo per costruire il bene comune. Il problema non è il rapporto umano, ma il fatto di essere chiari. Conosco Renzi e anche con lui c’è stima e amicizia, ma ognuno deve prendersi le proprie responsabilità e dire chiaramente cosa vuole. La politica non ne può più di retroscena.»