Giusto sostenere chi lavora, niente sussidi alla disoccupazione

Intervista a Maurizio Lupi: “giusto sostenere subito le buste paga ma niente sussidi alla disoccupazione” di lunedì 9 marzo.

Aiutare ora le famiglie e anche le aziende significherebbe realizzare un bicchiere mezzo vuoto.
Apprezzo e condivido molto le posizioni del presidente Renzi. Nel tono e nei contenuti. Del resto, ha accolto molte delle proposte che il Nuovo Centrodestra aveva presentato. Dal patto di Stabilità alla questione fiscale. Su qualche altra idea, come il sussidio universale di disoccupazione, discuteremo».
 
Ministro Lupi, mercoledì il governo annuncia il taglio delle tasse. Il premier sembra aver scelto: fra Irpef e Irap, punta sulla prima.
«Fare una cosa a metà, cercare di tenere insieme i tagli delle tasse alle imprese e quelli a favore dei lavoratori, rischia di diventare un bicchiere mezzo vuoto. Per gli uni e per gli altri. Una volta individuate le risorse, e speriamo di aggiungerne altre ai 10 miliardi della spending review, meglio perciò puntare tutto in una direzione».
 
E per le imprese?
«La prima richiesta che ci viene dalle aziende, ancora prima del taglio delle tasse, è: per favore, basta con lacci e lacciuoli che ci soffocano. Burocrazia zero. Con il pagamento dei crediti da parte dello Stato e semplificando all’osso la normativa, si può rimettere in moto il rilancio delle aziende».
 
Renzi però non è stato tenero con la Confindustria e coni sindacati.
«Ha sollevato un tema giusto: basta con il corporativismo, ognuno si assuma le proprie responsabilità. È l’unico modo per compiere un passo avanti, e superare il conservatorismo. Naturalmente se su questa strada si coinvolgono la Confindustria e la Cgil, e le varie associazioni di categoria, tanto meglio. L’ascolto, il dialogo
va sempre perseguito. Ma alla fine le scelte competono al governo».
 
Che cosa non la convince invece nella proposta del sussidio di disoccupazione?
«Penso che bisogna puntare le risorse sull’occupazione, e quindi sulle imprese che la creano, piuttosto che finanziare la disoccupazione».
 
Renzi propone però di legare il salario garantito a veri corsi di formazione e poi ad attività socialmente utili.
«Ci sono due possibili modelli: creare nuovo lavoro oppure finanziare la disoccupazione. Se scegli questa seconda strada, il mio timore è che la gente alla fine resti fuori dal circuito del mercato del lavoro».
 
Ma così tante risorse, per realizzare i piani del premier, il governo le troverà?
«È la nostra grande sfida. E senza aumentare la tasse, se no sarebbe veramente drammatico».
 
Il premier è stato freddo sulle quote rosa nelle liste elettorali.
«La parità di genere l’abbiamo realizzata per la prima volta nel nostro governo. Ma non sarà mai una legge da sola a cambiare la condizione femminile».
 
E ha celebrato anche la fine del potere di ricatto dei piccoli partiti…
«Ma noi non ci sentiamo affatto un partitino che ricatta. Approviamo subito alla Camera la legge elettorale. Al Senato proporremo delle modifiche, restiamo a favore delle preferenze. Va garantita governabilità, ma anche rappresentanza».