Le mie riforme per autostrasporto, porti, aeroporti

Intervista al Ministro Lupi: “Autotrasporto, settore strategico del nostro Paese” sulla rivista TIR 12 marzo.

 
Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Maurizio Lupi, in questa lunga intervista affronta i principali temi del comparto:

  • dalla riforma dell’Albo degli Autotrasportatori;
  • a quella dei porti;
  • passando dalla sicurezza stradale: secondo gli ultimi dati della Polstrada, nel 2013 c’è stato un netto miglioramento della sicurezza stradale: gli incidenti sono diminuiti del 2,4%, quelli con esito mortale del 15, e in autostrada è andata ancora meglio, con un calo del 51% del tasso di incidentalità.

 
Quali sono le iniziative da mettere in campo per consolidare questo trend anche in vista del prossimo obiettivo 2020 della Ue di ulteriore dimezzamento delle vittime della strada?
L’esigenza che abbiamo non è solo soddisfare gli obiettivi dell’Unione europea ma, innanzitutto, sensibilizzare riguardo la responsabilità che ognuno di noi ha nell’evitare che vite umane possano perdersi, così come accade troppo spesso sulle nostre strade. I dati sono confortanti perché ottenuti innanzitutto da una attenzione e una educazione maggiore da parte degli automobilisti.
Dall’introduzione della patente a punti, che è la novità più importante degli ultimi dieci anni, abbiamo capito che la strada è innanzitutto quella della prevenzione, dell’educazione e della responsabilizzazione; la repressione viene come conseguenza. Sarebbe un errore pensare che solo attraverso lo strumento repressivo possano diminuire le vittime sulle strade o diminuisca, appunto, la pericolosità degli automobilisti. La repressione è l’intervento necessario da parte di uno Stato che deve controllare che il cittadino non sbagli; se coscientemente sbaglia e alla guida dell’automobile uccide una persona, deve essere punito per questo, ancor più se è un recidivo. Ma la repressione è solo un fattore di un approccio diverso, ormai patrimonio comune di tutti Paesi europei.
 
A proposito di patenti, una delle richieste che maggiormente arriva dagli utenti della strada è quella della semplificazione delle procedure. Che tipo di risposta ha avuto il nuovo meccanismo per il rinnovo della patente, valido per tutte le categorie, dal motociclista all’autotrasportatore, partito da poche settimane?
Ha avuto un’ottima risposta e in questo senso, tra l’altro, mi confortano le reazioni di stupore ricevute, che esprimono la drammaticità del peso della burocrazia sulle spalle dei cittadini. Credo che iniziare a risolvere, partendo da una cosa che non costa, il peso degli adempimenti burocratici, possa dare un segnale positivo di riavvicinamento tra le istituzioni e il cittadino.
La semplificazione che abbiamo introdotto per il rinnovo della patente – che riguarda moltissima gente: in Italia ci sono 37,5 milioni di patenti, ogni anno ne scadono quasi 5 milioni – è molto semplice: prevede che dal momento della visita medica, entro un tempo preciso, il più breve possibile – i dati del primo mese dicono 6-7 giorni – tu possa ricevere a casa una patente rinnovata, con la tua foto attuale e non quella di quando eri diciottenne, a norma europea, senza dover fare altri passaggi e senza più bisogno del bollino.
Proprio a questo proposito, ho ricevuto una lettera da parte di una signora che testimonia effettivamente lo stupore di fronte all’effettiva semplificazione ed efficacia della nuova procedura. La signora Renata scrive:

“Avevo letto di novità e temevo i soliti pasticci all’italiana, tanto che, prospettatami la possibilità di rinnovarla con la vecchia procedura, ho avuto la tentazione di tenermi la vecchia patente per altri cinque anni. Ieri, nello stupore mio e della mia famiglia, mi è stata recapitata la nuova patente, rinnovata e in validità in soli tre giorni lavorativi. Per qualche momento mi sono sentita svizzera.È incredibile da credere. Pensare che mio cognato ha rinnovato la patente a novembre, col vecchio metodo, ed è ancora in attesa dell’adesivo”.

Alla signora vorrei solo dire: capisco lo stupore, ma vorrei che fatti come questo la facessero tornare a sentirsi orgogliosa di essere italiana.
 
Il settore della logistica in Italia rappresenta il 13% del Pil, con un volume d’affari  di circa 200 miliardi di  euro e oltre 1 milione di  addetti. É però  un settore in  sofferenza, ormai colonizzato dalle multinazionali straniere, mentre nell’ultimo anno oltre 14mila imprese italiane di autotrasporto hanno chiuso.
Dalla sua ottimizzazione grazie ai distretti logistici e ad altre iniziative promosse dal ministero, come la piattaforma telematica Uirnet – possiamo aspettarci recuperi di competitività e di efficienza in grado di invertire questa rotta?
La strada da seguire è certamente quella della semplificazione, per una maggiore competitività e, in questo senso, innanzitutto è necessario interrompere la tradizione italiana, purtroppo sbagliata, che vede ogni settore andare per conto proprio, perché ogni settore che va per conto proprio vuol dire non fare sinergia, non reggere la sfida della globalità.
Le imprese italiane sulla logistica pagano il 20-30% in più di costi rispetto ai loro concorrenti e in una situazione di crisi drammatica, come quella che stiamo attraversando, si tratta di un ulteriore peso che non permette loro di risollevarsi. Non è più pensabile che i porti o gli interporti ragionino per conto proprio, si costruiscano ferrovie o linee Alta Velocità che non dialoghino e non si connettano con i porti, gli interporti e gli aeroporti: questa è la sfida che da nove mesi abbiamo iniziato come nuovo Governo e come ministero.
Altro settore strategico, su cui si gioca una quota determinante della competitività di sistema, e su cui si sta intervenendo, è quello dei Sistemi di Trasporto Intelligenti da sviluppare con infrastrutture a rete armonizzate. In tale ottica fondamentale è il ruolo della Piattaforma logistica nazionale Uirnet, che ha ricevuto ulteriore impulso anche con apposite previsioni normative inserite nella legge di Stabilità.
 
 
La riforma della portualità, con la creazione di macro distretti collegati alle reti TEN europee, dovrebbe ridisegnare la geografia della logistica in Italia. Quali saranno gli elementi cardine di questa riforma?
Innanzitutto, 24 Autorità Portuali mi sembrano un’esagerazione, oltre che uno spreco di risorse pubbliche. Iniziamo a ragionare per ampi distretti: è mai possibile che il Piemonte, la Liguria, la Lombardia, dove si innesta il grande sistema portuale del mar Ligure, il grande sistema degli interporti, e dove si deve vincere la concorrenza con l’area del Nord Europa, non dialoghino tra di loro? La riforma portuale, valorizzando la logistica come l’elemento principale e strategico del Paese, va in questa direzione, valorizzando territorio per territorio. Magari ci prenderemo anche delle contestazioni da parte di chi giustamente pensa che il suo porto o interporto sia più importante degli altri, ma io credo che questo rientri nei compiti di un Governo. Attenzione, non abbiamo solo eccellenze al Nord. Penso, ad esempio, al porto di Gioia Tauro, che è uno degli hub più importanti del mar Mediterraneo e uno degli elementi su cui, se investiamo, si può innestare la rinascita, non solo della Calabria, non solo del Sud del Paese, ma di tutta l’Italia. Siamo in grado di investire per far sì che le ferrovie arrivino al porto di Goia Tauro? È possibile che l’Alta Velocità lo colleghi con il resto del Paese? Abbiamo la capacità di investire sugli aeroporti, i porti e gli interporti? Questa è la riforma che ci proponiamo di mettere in gioco.
Una delle categorie maggiormente presenti sulle strade italiane è quella degli autotrasportatori. La riforma dell’Albo, con maggiori poteri di controllo sulle imprese, avrà sicuramente ripercussioni positive anche sulla sicurezza stradale… Siamo partiti nel nostro dialogo dalla sicurezza stradale, perché il compito principale che dobbiamo avere a cuore è sempre e comunque la tutela e la difesa della persona. Ma sulle strade viaggiano anche coloro che sono la spina dorsale del nostro Paese. Se noi abbiamo l’obiettivo di tornare finalmente a crescere, in modo da ridare beneficio ai nostri cittadini, riportare il lavoro ai giovani, dare un po’ di respiro alle piccole e medie imprese, dobbiamo prendere i settori strategici e valorizzarli. Il settore dell’autotrasporto, della logistica, del trasporto delle merci, è uno dei settori strategici nel nostro Paese, per cui stiamo proseguendo nella direzione di una responsabilizzazione.
Deve tornare ad esserci fiducia tra pubblico e privato, dobbiamo responsabilizzare le categorie, ad esempio affidando all’Albo degli Autotrasportatori la verifica dell’idoneità delle aziende a fare quel mestiere, che è un mestiere importante, senza dimenticare i controlli che poi lo Stato farà. Lo Stato farà i controlli a valle; nel frattempo c’è la responsabilizzazione da parte delle categorie. Abbiamo iniziato a indicare una prima strada: sicurezza e valorizzazione della professione. Il secondo elemento su cui stiamo lavorando con il mondo degli autotrasportatori riguarda la necessità di garantire loro la competitività con l’estero. Noi ci troviamo a fronteggiare una concorrenza – ne avrete parlato tantissime volte – con i Paesi della nuova Europa, in cui, ad esempio, i costi del lavoro sono inferiori ai nostri e allora non possiamo non tutelare nella concorrenza questa categoria. Il fondo che abbiamo destinato al settore va anche in quella direzione.