Grandi navi via da San Marco tutelando Venezia e il turismo

Intervista del Ministro Maurizio Lupi a Il Gazzettino “Lupi:grandi navi via da San Marco, basta veti, 90 giorni per scegliere” di sabato 22 marzo.

 
Oggi il ministro sarà Chioggia, dove inizierà l’allagamento della cosiddetta “tura”, il bacino che consentirà il galleggiamento dei cassoni del Mose alla Bocca di Porto di Chioggia. L’appuntamento coincide con le polemiche sollevate dopo la sentenza del Tar che boccia lo stop delle grandi navi da crociera in Bacino San Marco. E ieri sera Lupi ha avuto un faccia a faccia con il sindaco di Venezia Orsoni.
Ministro Lupi, in Laguna è ricominciata la “battaglia navale”?
«Invece di giocare dovremmo, come avevamo tentato e proseguiremo, trovare le soluzioni. Con le battaglie navali, alla fine si legittimano le soluzioni che non si trovano».
 
Il Tar dice che il decreto era superficiale. E’ stato disattento il legislatore?
«Abbiamo una legge, la Passera-Clini, che con chiarezza ha stabilito un percorso. Il governo Letta, dopo un anno di legge scritta ma non attuata, ha deciso di agire: se esiste una legge, va applicata. Anche perché il testo teneva insieme più interessi che dovevano essere coniugati:

  • la salvaguardia di Venezia rispetto alle grandi navi;
  • il turismo croceristico proveniente da tutto il mondo, che non riguarda solo Venezia ma il sistema Paese.

E poiché i veti incrociati non portavano a nulla, abbiamo indicato la strada che riteniamo migliore».
 
Quale strada migliore?
«Dare subito attuazione alla Passera-Clini, in accordo con le compagnie crocieristiche nazionali e internazionali, con al centro le esigenze ambientali».
 
Però il Tar ha bocciato.
«Forse non ha capito. Nella circolare attuativi della legge, per la prima volta, il percorso per arrivare allo stop delle grandi navi in Bacino era individuato chiaramente. L’Avvocatura dello Stato ha richiesto l’appello. Lo stesso Tar una riflessione doveva farla: in attesa delle alternative, cosa facciamo, rimaniamo fermi? Impensabile. Per questo che la direttiva indica tracciato e percorso alternativo di avvicinamento alla soluzione finale».
 
Cioé, dal 1 gennaio 2015, le navi da 96mila tonnellate non passeranno più da San Marco.
«D’accordo con il presidente del Consiglio e con le compagnie di crociera, si è spostato il termine al 2015 per permettere la programmazione dei pacchetti turistici 2014, con una riduzione progressiva del traffico per quest’anno. Nonostante il Tar, noi andremo avanti».
 
Sono tanti i progetti alternativi al passaggio per San Marco.
«È la vera questione. L’ho ripetuto anche ieri sera al sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni: ognuno può avere il progetto migliore e alternativo. Ma c’é il momento della responsabilità di decidere. Accettando anche gli inviti del Parlamento, abbiamo condiviso di non procedere con la Legge Obiettivo ma ricorrendo alla Commissione di Valutazione di Impatto ambientale perché valuti tutte le alternative, come ad esempio l’escavo del canale Contorta o l’utilizzo del canale dietro la Giudecca. In tempi certi».
 
Quanto tempo?
«Novanta giorni. Dopo, si sceglierà la famosa strada alternativa. Quindi useremo la Legge obiettivo per individuare tempi di realizzazione e fondi certi. Questo impianto è stato condiviso da tutti i soggetti interessati, presenti a Palazzo Chigi».
 
Eppure autorità portuale e Comune divergono.
«Non capisco perché continuare con le polemiche. Non ci sono altre alternative. Non si vogliono più le navi? Sarebbe un errore: l’economia turistica e il sistema crocieristico sono una risorsa».
 
La Capitaneria di Porto le ha inviato la soluzione individuata: agire sul canale Contorta o su quello dietro alla Giudecca. Anche le compagnie sarebbero d’ac cordo, e si impegnano da subito a limitare il transito in attesa del 2015. Ma ci sono altre ipotesi spedite ai suoi uffici. Quale sceglierebbe?
«Spetta alla Commissione Via analizzare tutti i progetti. E scegliere quello di più rapida realizzazione e che metta in equilibrio ambiente e attività economica».
 
Capitolo Mose. Nella Legge di Stabilità sono a capitolo 401 milioni per il triennio 2014-2016. Sufficienti per concludere i lavori?
«Sì. Poi si aprirà il capitolo della gestione e delle opere complementari chieste dai comuni».
 
Terza corsia A-4. È praticabile la proroga della concessione oltre il 2017 per Autovie Venete? Al contrario, è complicato terminare i lavori: le banche stanno pensando di annullare la disponibilità ai crediti.
«La proroga riguarda molte concessionarie. E coinvolge anche la Ue. Ci confronteremo».
 
Come per la Nuova Romea, è praticabile la defiscalizzazione?
«Per la terza corsia c’é un project financing, con un contributo dello Stato. Spetta al Cipe valutare se è possibile concedere la defiscalizzazione».
 
Autovie aspetta dal Decreto Fare 160 milioni per proseguire i lavori, che si aggiungono ai 130 milioni già stanziati nella Legge di Stabilità. Arriveranno?
«Non equivochiamo. Sono stati stanziati 160 milioni, 130 dei quali previsti dalla Legge di Stabilità, i restanti 30 ci siamo impegnati a trovarli».
 
Valdastico Nord. Il Trentino continua ad opporsi. Il governo ha le carte per superare l’opposizione?
«Il confronto con enti locali non può durare all’infinito. Nelle prossime settimane incontrerò il nuovo presidente della Provincia di Trento e vedremo se con il consenso di può agire. Al contrario deciderà il governo».
 
Alta Velocità. Il sottosegretario De Caro conferma che esiste un solo progetto: quello del tracciato litoraneo. Eppure Veneto e Friuli hanno votato l’affiancamento al tracciato storico.
«Il sottosegretario ha riferito lo stato dell’arte: c’é un unico progetto, quello litoraneo, che ha ottenuto tutti i timbri necessari. E vero, sono arrivate le indicazioni delle due Regioni. Infatti, mercoledì incontrerò i presidenti di Veneto, Zaia, e Friuli, Serracchiani per capirne di più»