Non è in gioco solo Alitalia, ma il sistema degli aeroporti

Alitalia: intervista del Ministro Lupi a La Stampa “C’è tempo fino a luglio per una soluzione sui tagli” di giovedì 12 giugno.

 
Il punto non è solo quello del rilancio di Alitalia. «Ma dell’intero sistema del trasporto aereo, che viene posto al centro di un rilancio industriale, con una pianificazione che guarda al futuro, riposizionando strategie di sviluppo», assicura il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi. Anche se resta ancora da sciogliere il nodo degli esuberi: 2.251 in tutto.
 
Ministro, la “rotta” è giusta?
«Siamo di fronte ad un investimento di 1,25 miliardi che non è di tipo finanziario ma aziendale e produttivo. Si investe non per scappare, ma perché si ritiene che quell’asset sia strategico.
E mentre si abbandona il medio-corto raggio, dove sono entrati concorrenti diversi, dalle low cost all’alta velocità, i grandi scali del Paese diventano il cuore di una politica di rilancio del trasporto che si sposta verso i voli internazionali e intercontinentali».
 
Quindi occorre un salto di qualità da parte di Alitalia?
«Riposizionamento strategico vuol dire fare di Alitalia un marchio di qualità nel mondo. Nei cinque anni del piano dovrebbe passare da tre a quattro stelle  in due anni e a cinque stelle in quattro anni per diventare una compagnia di eccellenza.
Poi si torna ad investire nei cargo, puntando su Malpensa non solo  per il rilancio dei voli intercontinentali ma per farne l’Hub europeo, in triangolazione con Pechino e Abu Dabi».
 
E a proposito di riorganizzazione aeroportuale, cosa prevedono i piani di Etihad?
«Innanzitutto fermare l’emorragia di voli e passeggeri del mercato business che dal nord Italia sta abbandonando Fiumicino per spostarsi verso altre compagnie, non avendo a disposizione voli intercontinentali diretti. Con il nuovo piano si passerà da 87 a 113 frequenze internazionali da Fiumicino e da 11 a 25 da Malpensa.
Diminuiranno i voli di medio-corto raggio: Milano-Roma non avrebbe più molto senso. Inoltre è previsto l’acquisto di sette nuovi aerei per i voli intercontinentali».
 
Resta però la questione esuberi: 2.251 secondo Etìhad…
«In realtà, i nuovi esuberi sono poco più di 1.400, 380 tra il personale di volo e 1.080 tra quello di terra.
Sui sindacati voglio dire che ci sono tante distanze ma  in questi mesi hanno dimostrato grande responsabilità, hanno capito la sfida delicata. Qui non è in gioco solo Alitalia, ma il sistema degli aeroporti».
 
Il problema però resta…
«C’è tempo fino a metà luglio per fare gli approfondimenti da parte sindacale. Ci sono gli strumenti indicati dal ministro Poletti: dalle esternalizzazioni al ricollocamento.
Con un paletto inamovibile: rilancio e sviluppo, che implicano razionalizzazione e sacrificio. Abbiamo assicurato ai sindacati come pure  alla Commissione Ue, che il governo vigilerà affinché questa azienda resti un’azienda italiana a controllo europeo».
 
Gli esuberi, però, non sono riassorbibili?
«Il piano è chiaro. Si passa da 13.721 a 11.470 dipendenti. Ma il punto è l’indotto. Perché se anche Alitalia restasse a 11mila lavoratori, non è escluso che si produca nuova occupazione nel sistema degli aeroporti».
 
Resta aperta anche la trattativa tra la compagnia e le banche…
«Ci stanno lavorando, sono ottimista».