La Napoli-Bari e la Brescia-Padova sulle linee dell'alta velocità

Intervista del Ministro Lupi a La Stampa “Lupi: la Napoli-Bari e la Brescia-Padova sulle linee dell’alta velocità” di lunedì 23 giugno.

 
«Le segnalazioni sono state e saranno molte – spiega Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ma selezioneremo. In passato si è fatto un grave errore: “tutto” non è una priorità, puntare su cento opere è come non puntare su nessuna. Un’amministrazione pubblica deve avere il coraggio di scegliere».
 
Ministro, ma già vi siete fatti un’idea sulle opere che saranno sbloccate con il provvedimento?
«Già avevamo fatto un’analisi molto dettagliata nei mesi scorsi, esaminando le opere rimaste incompiute, che per l’esaurimento delle risorse o per altre questioni procedurali non erano più andate avanti. Ora completeremo questa selezione sulla base di precise priorità. In ogni caso abbiamo in mente due opere assolutamente prioritarie…
 
Quali sono?

  • «La prima è la linea ferroviaria ad Alta Velocità Napoli-Bari. Le risorse sono già state allocate, ma ci sono lungaggini procedurali che rischiano di consentire di aprire i cantieri addirittura nel gennaio del 2018».

 
Come mai?
«Beh, siamo in attesa del parere dei beni ambientali archeologici, con tempi che sono stimati in addirittura 8-12 mesi. Poi bisogna fare la valutazione d’impatto ambientale, poi il progetto definitivo, poi la gara d’appalto… abbiamo invece bisogno di dare un segnale molto forte, consentendo la cantierizzazione della linea prima possibile.

  • La seconda iniziativa è l’accelerazione della linea AV Brescia-Verona-Vicenza-Padova. Anche qui le risorse necessarie già sono state finalizzate. Vogliamo far partire questi interventi su due assi strategici per il Paese – una grande opportunità di rilancio del Sud, e un opera necessaria nel quadrante Nordest – il prima possibile.

Poi presenteremo un provvedimento che riguarda la semplificazione, sempre allo scopo di mettere in moto l’edilizia per riqualificare il territorio  e contribuire alla crescita. Così come abbiamo fatto sulle scuole e il dissesto idrogeologico, rimettendo in movimento opere che erano state bloccate dal patto di stabilità interno».
 
Che è un problema serissimo…
«Qui seguiremo lo schema che abbiamo adottato su scuole e territorio: nella legge di stabilità 2014 è stato “liberato” 1 miliardo da dare a quei Comuni che devono fare opere infrastrutturali escludendole dal patto di stabilità. La caratteristica di tutte queste opere dev’essere l’assoluta certezza della cantierabilità, il fatto che siano opere strategiche per quel territorio, e che siano bloccate per carenza di risorse e problemi nell’iter burocratico».
 
Ma questo miliardo da dove lo prenderete?
«Sono risorse che arrivano dal cosiddetto “fondo revoche“: si prendono finanziamenti che erano stati destinati a opere che non si realizzano e non si realizzeranno mai, per varie ragioni, e li si attribuiscono ad opere che ne hanno bisogno e che si possono fare, sempre nello stesso ambito territoriale. Anche ad opere definite dal Parlamento come importanti nella legge di Stabilità.
Pensando a Torino credo che una situazione da risolvere – ma immagino che sarà stata segnalata dal sindaco Fassino sia quella della copertura finale del passante ferroviario, che è una ferita aperta nella città. Poi ci saranno risorse da destinare in Friuli per la terza corsia autostradale; ancora, c’è il Quadrilatero della Regione Marche».
 
Il caso Expo e Mose hanno ricordato che in Italia le opere pubbliche quasi sempre alimentano corruzione e malaffare. Queste opere, stavolta, si realizzeranno in modo “pulito”?
«Sarà certamente la nostra sfida: da una parte semplificazione, dall’altra certezza dei controlli e della repressione».