Ex Sea Handling: Italia in regola, serve responsabilità da parte di tutti

Intervista del Ministro Maurizio Lupi sul caso SEA Handling al Corriere della Sera ed. Milano. “Lupi: noi siamo in regola. L’inchiesta dell’Europa non ci spaventa. Andremo fino in fondo” di lunedì 14 luglio.

 
Noi andiamo fino in fondo. l’ho già spiegato al commissario Almunia, abbiamo garantito la discontinuità che ci hanno chiesto e quindi siamo tranquilli». Il ministro alle Infrastrutture,  Maurizio Lupi martedì 22 sarà di nuovo a Bruxelles a difendere le ragioni di Sea, Comune e Regione «che il governo condivide totalmente». E si appella ai lavoratori: «In questa fase servono unità e compattezza, non conflitti sociali e scioperi»
Il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi sta seguendo, insieme alla questione Alitalia, anche quella che riguarda la ex Sea Handling e le accuse della Commissione europea: «Noi teniamo la posizione, lo abbiamo spiegato ad Almunia e glielo ripeteremo il 22 luglio, quando è previsto che lo incontri nuovamente a Bruxelles».
 
Ministro, quale è la vostra posizione?
«Noi, d’accordo con la società, il socio azionista Comune e la Regione, continuiamo a sostenere che la nuova Airport Handling nasca in totale discontinuità rispetto a Sea Handling: ci sono contratti nuovi, c’è un trust che garantisce ulteriormente sul fatto che c’è una cesura netta col passato. Il nostro governo continuerà a difendere queste ragioni come ha fatto finora, ma serve responsabilità da parte di tutti».
 
Allude ai lavoratori?
«Sì, perché forse qualcuno non ha spiegato bene cosa c’era in gioco e cosa c’è ancora in gioco:  credo che, guardando all’esito del referendum dei lavoratori e allo sciopero annunciato per domenica, cí sia un po’ di strumentalizzazione. Cosa di cui adesso non si ha bisogno. E lo stesso discorso che ho fatto per Alitalia».
 
Cosa c’entra Alitalia?
«Anche in quel caso serviva che i lavoratori capissero la sfida da cogliere: lo sviluppo dà lavoro, ma lo sviluppo spesso chiede sacrifici. Ci sono gli esuberi, ma c’è anche un piano industriale che significa lavoro e prospettive di crescita».
 
E per Airport Handling?
«Vale lo stesso principio. E bisogna ribadire che, a fronte di questa nuova iniziativa dell’Europa e di una procedura di infrazione che fa rischiare il fallimento, l’accordo definito è l’unica strada possibile per salvare i posti di lavoro».
 
Quindi, lei si è sorpreso per il voto contrario nel referendum?
«Beh, quel piano resta, come ha detto anche il sindaco Pisapia, il migliore possibile. Qui il rischio non è ridurre gli stipendi o tagliare qualche numero, ma arrivare alla dissoluzione totale di un’azienda, perdendo tra l’altro la ricchezza di una consolidata professionalità».
 
Errori commessi?
«Probabilmente ce ne sono stati in passato, ma anche per questo non dobbiamo commetterne ora».
 
Ministro, non c’è il rischio che si tiri troppo la corda con l’Europa e arrivi un’altra multa?
«La nostra posizione è chiara e non si modifica. Se poi non accetteranno le nostre ragioni, sarà la Corte europea a pronunciarsi. Noi andiamo fino in fondo, perché abbiamo realizzato la discontinuità richiesta».
 
È preoccupato?
«Di certo, non abbiamo tempo da perdere. Sarebbe stato meglio presentarci già il 22 luglio con la nuova società, il trust, l’operatività per andare sul mercato a cercare di fare contratti. E invece siamo ancora a discutere».
 
Rischi?
Io cerco di essere sempre ottimista. Come per Alitalia, credo che i lavoratori, il governo, la società e gli azionisti tutti insieme potranno dimostrare che un’Italia unita e compatta sa far valere le proprie ragioni in Europa»