Obiettivo: costruire una nuova grande coalizione popolare di centrodestra

Intervista di Maurizio Lupi al Corriere della Sera “Ma Forza Italia rinunci ai denigratori” di lunedì 21 luglio a cura di Elisabetta Soglio.
«Ci sono politici e opinionisti di quell’area il cui obiettivo è soltanto quello di attaccarci». La mette così: «Per dialogare bisogna che Forza Italia abbandoni le posizioni estremiste». Il ministro Maurizio Lupi pensa «ai personaggi, politici o opinionisti del giornale di famiglia, che sembrano avere come unico obiettivo e pensiero fisso quello di insultare e denigrare il Nuovo Centrodestra».
Ma si riferisce anche alle dichiarazioni del segretario leghista Matteo Salvini: «Vada avanti così, predicando la rivolta al governo, all’euro, agli immigrati, e si troverà da solo».
 
Andiamo con ordine, ministro. La sentenza di assoluzione per Silvio Berlusconi agevola il vostro percorso di riavvicinamento a FI?
«Ciò che ci aveva diviso non erano certo le questioni giudiziarie e vent’anni di battaglie contro l’uso politico della giustizia. La rottura è nata sul fatto che per noi viene prima l’Italia di Forza Italia».
 
Quindi, non cambia nulla?
«La sentenza ci conforta da un punto di vista umano e politico, e ci conferma che la nostra richiesta di una riforma della giustizia era corretta e ben posta.
LEGGETE ANCHE: Berlusconi assolto, è una bella notizia
Il tema però è sempre lo stesso: abbiamo perso 10 milioni di voti e se 10 milioni di elettori ci voltano le spalle significa che non abbiamo saputo cambiare con coraggio l’Italia. Il dialogo parte da qui».
 
Quindi, su questa base si può ragionare?
«Certamente sì. I moderati vogliono essere protagonisti del cambiamento del Paese o essere ininfluenti? Forza Italia è la faccia buona di Giovanni Toti o gli insulti gratuiti di alcuni suoi colleghi di partito, preoccupati solo di vedere Ncd annientato?
Noi non intendiamo “tornare a casa” o peggio “tornare all’ovile” ma costruire una nuova grande coalizione popolare di centrodestra».
 
Toti è il leader, in questa fase.
«E quindi deve dirci se sta con gli estremismi della Lega e con alcuni del suo partito».
 
Ma lei con Toti parla? Vi confrontate?
«Sì. E non solo con lui. Il nostro obiettivo non è recuperare i 10 milioni di voti con una nuova edizione di una vecchia foto, magari ritoccata, ma costruire insieme una forte alternativa a Renzi e alla sua sinistra.
Per questo ci rivolgiamo innanzitutto a chi sta lavorando con noi in questo governo, avendo accettato la sfida concreta e il coraggio del cambiamento anziché la rabbia di chi urla allo sfascio, penso all’Udc, a un pezzo di Scelta Civica e a tanti moderati rimasti un po’ senza casa. Noi oggi siamo la possibilità che il cambiamento non avvenga con l’egemonia della sinistra».
 
Che condizioni ponete?
«Vogliamo che si prosegua sulla strada delle riforme e che si parta dalla legge elettorale e dalle preferenze. Non accettiamo si giochi ad alzare lo sbarramento per tagliarci fuori: chi prende un milione e 200 mila voti ha titolo per essere presente in Parlamento. E poi dobbiamo capirci sulla Lega».
 
In che senso?
«Forza Italia vuole seguire la linea, legittima, che il segretario Salvini ha indicato ancora oggi a conclusione del congresso (ieri, ndr)? Forza Italia condivide la linea dello sfascio del Paese e dei rapporti con l’Europa sostenuta dal leader del Carroccio, ormai più vicino alla Le Pen che a Berlusconi?».
 
È preoccupato dalla deriva di destra che potrebbe prendere il centro?
«Io la vedo così: se vuoi allearti anche a forze estremiste, devi avere un centro molto, molto forte. Questa è la missione che deve darsi un nuovo grande partito popolare che possa riunificare i moderati e recuperare il consenso perduto».
 
Cosa pensa della politica di Salvini? Perché sostiene che rischia di isolarsi?
«Perché non puoi annunciare la guerra allo Stato, inneggiare alla disobbedienza fiscale e allo sfascio. I cittadini chiedono soluzioni ai loro problemi e la soluzione non è questa. Del resto, Salvini lo sa bene e infatti con loro governiamo in due grandi e importanti regioni, come la Lombardia e il Veneto. E governare significa usare buon senso, essere responsabili, occuparsi dei bisogni quotidiani della gente. Non distruggere le macchine del Pos…».
 
Tornando alle prove di riunificazione, quale sarà il prossimo banco di prova?
«Quello elettorale, sono le regionali del prossimo marzo. Mi auguro che entro allora, ma nulla è scontato, avremo trovato la strada per costruire un’area e una proposta politica e programmatica fortemente alternativa a Matteo Renzi».