Patto sulla legge elettorale per riunire il centrodestra

«Patto sulla legge elettorale per riunire il centrodestra» Intervista a Maurizio Lupi sul Corriere della Sera di martedì 18 novembre.

Lupi: bene i segnali di Berlusconi, sulla leadership poi si vedrà. Salvini deve cambiare, impossibile allearsi a una Lega estremista
La soddisfazione per aver portato FI dove in fondo volevano, a «partecipare alla responsabilità comune di portare il Paese fuori da una grave crisi e verso istituzioni più moderne» è grande: «Allora non avevamo sbagliato tutto noi di Ncd… Ci hanno dato dei traditori, dei reggicoda della sinistra: forse avevamo ragione», sorride Maurizio Lupi.
 
Berlusconi si appella all`unità del centrodestra, Toti auspica un nuovo predellino per lanciare il partito dei moderati. Cosa rispondete?
«Per prima cosa, va detto che sono segnali apprezzabili. Ma va anche aggiunto che sarebbe stato meglio mandarli prima che si consumasse l`ennesima ferita per il popolo del centrodestra. Domenica infatti al voto in Emilia-Romagna e Calabria ci si leccherà le ferite per scelte molto ottuse di FI: aver subito il diktat della Lega che non voleva l`Ncd in alleanza, e aver tentato di farci fuori per sottrarci voti e classe dirigente locale».
 
Berlusconi chiede di guardare avanti.
«E noi vogliamo guardare avanti, ma nella chiarezza. Che significa “nuovo predellino”? Se è solo una sommatoria di liste non ci interessa, perché sarebbe un progetto sbagliato».
 
Che percorso immagina?
«Individuo due punti cruciali nella costruzione di un nuovo soggetto politico. Il primo parte dalla legge elettorale: se si accetta una legge che prevede soglie basse e premio di lista, si concede a tutte le forze politiche di scegliere se andare da sole e fare mera testimonianza, o se unirsi perché si crede davvero in un progetto comune alternativo al centrosinistra. Non le si mette di fronte a un ricatto: “O venite con noi alle nostre condizioni, o vi facciamo fuori”. Questo è l`unico punto di partenza accettabile per costruire insieme qualcosa».
 
Il secondo punto?
«È identitario: per stare assieme bisogna condividere un`idea di Paese e la proposta che si fa al Paese. E quindi non si può, come ha fatto FI finora, rincorrere Salvini, che in questo momento con le sue parole d`ordine è quanto di più lontano c`è dall`idea di centrodestra moderato che abbiamo noi».
 
La Lega dovrebbe essere fuori dal nuovo partito?
«Questa Lega  estremista  e populista, che vuole chiudere Schengen, uscire dall`euro, che sollecita con la paura e la rabbia la pancia del Paese, non può essere parte trainante di un nuovo progetto politico».
 
Ma dove va, quanto conta il centrodestra senza la Lega?
«Io so che con questa Lega non si va da nessuna parte, mentre si può andare lontano se, partendo da un asse centrale moderato formato da forze come FI, Ncd, Udc, parte di Scelta civica e da tanti movimenti nella società civile e del territorio, si pone Salvini di fronte a una scelta: vuol essere il leader di un partito che governa due Regioni e che aspira a governare il Paese come quello rappresentato da Maroni e Zaia, o il capo di un movimento che fa della rabbia e della demonizzazione la sua ragion d`essere, autoescludendosi dal gioco politico e condannandosi all`isolamento?».
 
FI non vuole perdere il contatto con Salvini.
«Ma  non è rincorrendoli che si ottiene qualcosa. Primo, perché la Lega oggi non ha interesse a venire dalla nostra parte. Secondo, perché se si perde identità per seguirli non si ottiene niente: tra l`originale e le copie, gli elettori scelgono sempre l`originale».
 
In questo percorso, che ruolo potrebbe avere Berlusconi?
«Il tema della leadership non si pone oggi. E normale che FI pensi  a Berlusconi  come guida per questo processo, noi come si sa abbiamo fatto scelte diverse».
 
Ma partiti che sono su diverse barricate – voi in maggioranza e FI all`opposizione – come possono unirsi  in un progetto comune?
«FI nel documento siglato da Berlusconi e Renzi prende atto che si può fare un percorso per il bene del Paese con un`opposizione responsabile  e la collaborazione sulle riforme. È un terreno importante su cui costruire. Senza  sottovalutare  le difficoltà che esistono ma nemmeno dimenticare che milioni di elettori moderati  hanno bisogno, e diritto, di essere rappresentati».