Maurizio Lupi

 Centrodestra: la strada ora non è più in salita
Gennaio 22, 2015

Centrodestra: la strada ora non è più in salita

Intervista a  Maurizio Lupi su Il Giornale di giovedì 22 gennaio «Non possiamo cancellare il passato ma la strada ora non è più in salita».

 
Onorevole Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture ed esponente di punta del Nuovo  Centro Destra, come valuta il riavvicinamento tra il suo partito e Forza Italia?
«Non possiamo dire che ci riavviciniamo, facendo finta che nulla sia accaduto e che non esista una crisi di proposta politica del centrodestra come alternativa a Renzi.
La sfida che abbiamo davanti, innanzitutto, è un’assunzione di  responsabilità e la ricerca di una proposta politica nuova e concreta per quei valori che per 20 anni sono stati quelli della stragrande maggioranza degli italiani.
Dobbiamo iniziare a individuare proposte comuni  che ci consentono di lavorare insieme. L’occasione giusta è la Presidenza della Repubblica».
 
Come si può esplicare questo percorso?
«L’elezione del  nuovo capo dello Stato è un primo step, non so se ce ne saranno altri, ma è una responsabilità  comune. Rivolgiamo un appello a Renzi: il Dopoguerra ha visto la Dc che aveva maggioranza dei parlamentari indicare alla Presidenza della Repubblica personalità come il liberale Einaudi, il socialista Pertini e il socialdemocratico Saragat per dare un segnale del valore dell’istituzione come segno di unità nazionale».
 
Come giudica la proposta di Forza Italia che inizialmente Convergerà  sull’onorevole Martino?
«Non partecipo al totonomine, ritengo la proposta  legittima perché è un fondatore di Forza Italia. Dobbiamo però adoperarci  perché con il Pd si scelga un nome che ci consenta di eleggere il presidente entro il 31 gennaio.
Con Forza Italia abbiamo deciso di proporre insieme un nome a Renzi, oggi ci confronteremo con Scelta Civica. Tutti insieme siamo 250 grandi elettori. Se non ci saranno pregiudizi né preclusioni  da una parte o dall’altra, eviteremo di dare un ulteriore segnale negativo che allontanerebbe la gente dalla politica come successo due anni fa».
 
Un primo tratto di strada assieme l’avete già percorso sull’Italicum e anche Alfano l’ha riconosciuto.
«Dobbiamo imparare dall’esperienza di questi due anni. Due fatti.

  1. Il primo: il centrodrestra  si è diviso ed è nato Ncd  perché volevamo dare un governo all’Italia che la portasse fuori dalla crisi.
  2. Il secondo è il Patto del Nazareno che ha visto Fi assumersi la responsabilità  di  partecipare al cambiamento delle le istituzioni, pur essendo all’opposizione.

Questo riporta a visione comune che contraddistingue il centrodestra, la visione di chi ha a cuore l’interesse degli italiani prima ancora che il proprio. Ci sono le premesse le premesse per un lavoro comune nella diversità dei ruoli e dei partiti».
 
Eppure, viste le divisioni nel Pd, Forza Italia appare sempre più necessaria alla maggioranza.
«Non c’è un problema di maggioranza, abbiamo fatto la scelta di fare le riforme con chi chi sta all’opposizione e sono convinto che Berlusconi  l’abbia condivisa non per rivendicare una posizione nel governo.
Ncd  e Area popolare sono al governo per portare il Paese fuori dalla crisi. E, tra l’ altro, le attuali posizioni di Fi sono assolutamente critiche nei confronti dell’esecutivo.
Non mi piace giocare alle maggioranze variabili, questa è vecchia politica. Constato che tre partiti stanno dimostrando responsabilità contro tutti i populismi: il Pd di Renzi, Fi di Berlusconi e Area popolare di Alfano».
 
Come si lavorerà alla ricomposizione del centrodestra?
«Ricostruendo entro il 2018 un’area e una proposta politica. I primi interlocutori sono quei partiti che oggi siedono nel Ppe  che, non a caso, è alternativo al Pse di cui il Pd fa parte. Ncd sta lavorando  alla ricostruzione di un soggetto più ampio: i gruppi che abbiamo costituito con l’Udc e con alcuni parlamentari eletti con Sc ne sono il primo segno.
La stessa cosa farà Forza Italia che ha davanti a sé un bivio: o andare dietro l’estremismo della Lega oppure collaborare a ricostituire una proposta forte e nuova che sia alternativa alla sinistra e che si candidi a rigovernar il Paese».
 
Cosa reputa sbagliato?
«Dire “Rifacciamo Forza Italia” o “Ritorniamo al Pdl” solo per rimetterci  insieme. Ho solo una preoccupazione con la nuova legge elettorale bipartitica, rischiamo di consegnare il Paese a un ballottaggio tra Renzi e il populismo di Grillo oppure tra Renzi  e l’estremismo di Salvini. A questo non mi rassegno».

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