Grandi Opere, intervista a La Repubblica

Intervista al Ministro Lupi su La Repubblica del 17 marzo 2015
Di solito gioviale e con la battuta pronta, stavolta Maurizio Lupi tradisce anche nella vocetutta la gravità del momento.
«Provo soprattutto l’amarezza dí un padre nel vedere il proprio figlio sbattuto in prima pagina come un mostro senza alcuna colpa. Quando per tutta la vita ho educato i miei figlia non chiedere favori, né io ho mai cercato scorciatoie per loro».
 
Ha pensato alle dimissioni?
«No, le dimissioni no. Anche se, per la prima volta, vedendo tirato in ballo ingiustamente mio figlio, mi sono chiesto se il gioco valga la candela. Se fare politica significhi far pagare questo sacrifico alle persone
che ami. Sa la battuta che faccio sempre a Luca? Purtroppo hai fatto Ingegneria civile e ti sei ritrovato un padre ministro delle Infrastrutture».
 
Purtroppo il padre aveva un rapporto molto stretto con Ercole Incalza. Alla luce di quanto sta venendo fuori non pensa sia stato quantomeno inopportuno?
«C’è la presunzione di innocenza, ma è chiaro che se dovessero risultare fondate le accuse sarebbe una sconfitta per tutti».
 
Soprattutto per lei…
«Incalza, che è stato al ministero per anni e ha lavorato con tutti i ministri, tranne Di Pietro, è stato il padre della Legge Obiettivo. E uno dei tecnici più stimati nel suo settore, anche in Europa ce lo invidiavano».
 
Aveva già 14 procedimenti giudiziari alle spalle!
«Ma è stato sempre riconfermato proprio per le capacità tecniche riconosciute da tutti. In questi venti mesi non ho mai incontrato un presidente di Regione che non mi abbia dato un giudizio positivo su di lui. L’obiettivo era realizzare le Grandi Opere e recuperare il drammatico gap infrastrutturale dell’Italia ed Ettore Incalza poteva garantire la professionalità necessaria».
 
In una intercettazione con Incalza lei arriva fino a minacciare la crisi di governo se l’avessero sloggiato dalla struttura tecnica di missione. Non le sembra che tutto questo attaccamento possa destare sospetti?
«Era una battaglia politica, non difendevo la persona, che dal 31 dicembre 2014 non avrebbe più ricoperto quell’incarico, ma l’integrità del ministero. Si stava discutendo di legge di Stabilità e del futuro della nuova Struttura tecnica di missione e il dibattito era tra chi voleva tenerla dentro al mio ministero, oppure, come diceva Incalza: c’è chi vuole chiuderla o trasferirla alla presidenza del Consiglio».
 
E lei minacciava fuoco e fiamme…
«AI telefono con Incalza ho ripetuto quello che avevo detto nelle discussioni politiche, parolacce comprese: dicevo che era un errore togliere al ministero quella struttura, amputandolo di un braccio operativo.
Qualora non ci fosse più stata fiducia nel ministro si faceva prima a cambiare ministro, non depotenziando il ministero».
 
Ma è vero che la sua risposta all’interrogazione dei 5 Stelle l’ha scritta il difensore di Incalza?
«Scherziamo?Le risposte alle interrogazioni le scrivono gli uffici legislativi dei ministeri».
 
Al telefono con Incalza lei lo descrive come il grande sponsor della nomina al governo del viceministro alle Infrastrutture Riccardo Nencini. Anche questo non sembra tanto normale, non crede?
«Questo è il limite delle intercettazioni, che non rendono il tono scherzoso delle conversazioni. Io allora conoscevo poco Nencini e Del Basso De Caro, due persone peraltro bravissime. Sapendo che erano socialisti come Incalza, lo prendevo in giro».
 
C’è anche la questione del contratto che Perotti fa avere a suo figlio con Giorgio Mor. Come lo spiega?
«Mio figlio si è laureato al Politecnico di Milano nel dicembre 2013 con 110 e lode. Dopo sei mesi in America presso uno studio di progettazione, nel febbraio dello scorso anno gli hanno offerto un lavoro. Ci ha messo un anno, come tutti, ad avere il permesso di lavoro e da marzo di quest’anno lavora a New York.
Lo scorso arino ha lavorato presso lo studio Mor per 1.300 euro netti al mese in attesa di andare negli Usa».
 
Il punto è: su sua richiesta?
«Se avessi chiesto a Perotti di far lavorare mio figlio, o di sponsorizzarlo sarebbe stato un gravissimo errore e presumo anche un reato. Non l’ho fatto. Stefano Perotti conosceva mio figlio da quando, con altri studenti del Politecnico, andava a visitare i suoi cantieri. Sono amici, così come le nostre famiglie».
 
Motivo per cui Perotti per la laurea gli ha regalato un rolex da 10 mila euro?
«L’avesse regalato a me non l’avrei accettato».