Sulle unioni civili i nostri paletti sono chiari – Intervista al Corriere della Sera

Unioni civili: «Adozioni e reversibilità, i nostri paletti sono chiari»

La modernità in sé non è un valore e non va confusa con il concetto di «strada da seguire»

Roma Il tema c’è, e chiudere gli occhi per non vederlo sarebbe assurdo: «Oggi, rispetto al dibattito che si fece sui Dico, cioè i diritti dei conviventi, siamo tutti più consapevoli di alcuni mutamenti intervenuti nella società, e pronti a dare risposte». Ma per Maurizio Lupi, capogruppo alla Camera di Area Popolare — il partito che più emendamenti ha presentato al testo di legge Cirinnà sulle Unioni civili in commissione al Senato — su temi tanto delicati non si deve né avere fretta, né arrivare a battaglie ideologiche». E soprattutto, non bisogna «confondere il concetto di “modernità” con quello di “strada da seguire” Ogni Paese ha la sua storia, le sue profonde convinzioni, i suoi valori».

Questo significa che, quando Renzi annuncia che si andrà avanti sulla legge, anche con un voto prima della pausa estiva, voi non ci state?

 «Mi sembra molto difficile immaginare un voto in tempi così brevi. Anche lavorando fino alla prima settimana di agosto, le priorità sono altre: pubblica amministrazione, pensioni, riforme istituzionali» 
Ma per voi c’è sempre qualcosa che viene prima?
 «No, noi vogliamo evitare atteggiamenti talebani, da una parte e dall’altra. Il testo Cirinnà non ci convince, alcune distanze sono enormi, e i nostri paletti sono e restano chiari».

Quali sono? 

«Primo: va bene regolamentare i diritti individuali delle persone anche dello stesso sesso, ma no all’equiparazione con il matrimonio tra un uomo e una donna, che comporta diritti e doveri, è previsto dalla Costituzione ed è regolamentato dal codice».
Nel testo non si parla di «matrimonio»: cosa c’è che non va? 
«Non se ne parla ma di fatto si equipara. Ad esempio il tema dell’adozione da parte del partner di un genitore biologico dello stesso sesso: non ci stiamo, e questo perché al centro della nostra azione politica e dei nostri valori c’è il bene del minore che ha diritto ad avere una famiglia, non quello dell’adulto di avere un figlio a tutti i costi». 
Che altro vi pare inaccettabile? 
«L’istituto della reversibilità: è stato pensato come sostegno alla famiglia, dove in genere il soggetto più debole era la donna che si occupava del figli. Non è possibile estenderlo a una coppia legata da un’unione civile. Per tutto il resto, possiamo confrontarci e arrivare a una mediazione». 
Ma un partito che si pone come una sorta di guida morale di un centrodestra non estremistico, non dovrebbe fare passi avanti su temi etici sulla scia di quanto avviene in quasi tutti i Paesi occidentali? 
«Ma essere un centrodestra moderno non significa rinunciare al nostri valori. La “modernità” in sè non è un valore. Affermare che un bambino non deve avere diritto a crescere con un padre e una madre non è essere moderni. Per noi progresso è battersi sempre per il bene della persona».
E se in Aula foste sconfitti, se si creassero maggioranze trasversali diverse, sarebbe un problema per la vostra permanenza al governo?
«Intanto, su tutti i temi c’è bisogno dl un doveroso confronto all’interno della maggioranza. Poi certo, sappiamo che potranno esserci posizioni diverse. Mi auguro che si scelga il dialogo, il confronto e non gli strappi. Ma una cosa è certa: la nostra battaglia la faremo fino in fondo».
Di: Paola Di Caro
Fonte: Corriere della Sera