Salvini non insegua il comunista Tsipras – Intervista al Sole24h

«Certe proposte aiutano a vincere le elezioni ma poi si rivoltano contro l’interesse di chi le ha votate»

ROMA «Dalle colonne del Sole 24 Ore ho visto un Salvini meno lepeniano, ma non è certo inneggiando a Tsipras, l’ultimo comunista d’Europa, che si costruisce un centrodestra moderno e liberale. Fa piacere leggere che Salvini non vuole più uscire da solo dall’euro, ma cambia poco se poi l’obiettivo è uscire con altri o creare l’euro a due velocità. Salvini si candida a governare? Bene ma non si governa con le proposte che parlano alla pancia degli elettori, come fanno lui, Grillo, Tsipras o Le Pen. Forse con quelle proposte si possono vincere le elezioni, ma quando poi si governa, quelle proposte si rivoltano contro l’interesse di chi le ha votate, come dimostrano le file ai bancomat greci di questi giorni». Maurizio Lupi, capogruppo di Area popolare alla Camera, ammette un cambiamento di tono del leader leghista nell’intervista sul Sole 24 Ore di ieri, ma rimarca la grande distanza che resta quando si affrontano i temi e le proposte della politica economica.
Vediamo qualche tema specifico, onorevole Lupi. La flat tax, per esempio. 
Ovviamente la sfida di ridurre le tasse è sacrosanta e non se la può intestare Salvini. La nostra battaglia per la prossima legge di stabilità sarà quella di un’ulteriore riduzione fiscale, dopo quella del 2015, a partire dalle tasse sugli immobili di impresa, dal riordino della local tax, dall’attuazione di quella parte della delega fiscale che più impatta sulle piccole imprese. Ma la riduzione delle tasse non può che essere graduale se non si vuole sfasciare tutto. Non è credibile, viceversa, dire – come fa Salvini riproponendo la flat tax – che si riduce la pressione fiscale da un giorno all’altro. I costi della flat tax di cui parla Salvini sono chiaramente sottostimati e anche alzare l’aliquota non sarebbe una soluzione perché a quel punto penalizzeresti più che agevolare e dovresti usare detrazioni e deduzioni per ristabilire una certa progressività. L’unica strada è una seria e credibile riduzione progressiva delle tasse, anche per le famiglie. Diremo a Renzi che su questo deve scommettere con la legge di stabilità 2016 dopo i 18 miliardi di riduzione delle tasse del 2015. Sappiamo che c’è la partita difficile delle clausole di salvaguardia ma bisogna creare i margini per farlo.
Renzi, per la verità, ha già detto nell’intervista al direttore del Sole di due giorni fa che vuole ridurre ancora la pressione fiscale nel 2016. Con la legge di stabilità, a settembre. Non pensa ci sarà necessità di anticipare la manovra? 
No, non penso ci sia necessità di anticipare la manovra. Non vedo nubi all’orizzonte. Invece penso che bisogna continuare con le correzioni della politica europea e con il Qe della Bce: cose concrete che contribuiscono a ristabilire una parità euro-dollaro e aiutano le imprese, soprattutto al Nord, a riprendere la strada della crescita. Se la disoccupazione a Brescia scende sotto l’8%, Salvini non può non vedere che ci sono anche questi segnali positivi.
Vediamo un altro punto della proposta di Salvini: sforare il tetto del 3%. 
Anche qui Salvini dovrebbe imparare dal percorso del governo che ha battagliato per avere flessibilità e per la prima volta flessibilità ha ottenuto. Anche qui l’unica strada è la gradualità, non solo per guadagnare margini di spesa, ma anche per cambiare l’Europa da dentro. Non è che noi non vediamo, come Salvini, che l’Europa ha fatto gravi errori sulla Grecia. Lo vediamo e lo abbiamo detto anche nelle sedi europee. Ma solo stando dentro l’Europa, si può cambiare quella politica. I margini ottenuti sulla flessibilità rappresentano un primo passo.
Renzi propone anche di rilanciare l’edilizia e propone un nuovo sblocca-opere. Una continuazione o un revival delle sue politiche al ministero delle Infrastrutture? 
Vedremo le misure che Palazzo Chigi proporrà concretamente. Certamente non possiamo che essere d’accordo, e non da oggi, che l’edilizia sia un motore di sviluppo. Piuttosto consiglierei alla Ragioneria di dotarsi di indicatori per misurare l’efficacia delle politiche in termini di sviluppo. Penso che verrebbe fuori che le politiche per la casa che abbiamo fatto, a partire dagli incentivi fiscali alle ristrutturazioni, sono state in assoluto le politiche più efficaci. Ecco questo è un bel quesito per la legge di stabilità: che fine faranno gli incentivi fiscali alle ristrutturazioni nel 2016?
La costruzione di lungo periodo di un nuovo centrodestra resta impervia, con Salvini. 
Noi non inseguiamo Salvini che dovrebbe riportare le sue proposte, tanto più se vuole governare, a una credibilità complessiva degna di un centrodestra moderno.

Di Giorgio Santilli 

Fonte: Il Sole 24 Ore