Un tetto alle penali della futura Equitalia – Intervista a Libero

ROMA – L’abolizione di Equitalia va bene perché, spiega Maurizio Lupi, è «una storica battaglia del centrodestra che finalmente viene vinta. E dovrebbero esserne felici anche gli amici di Forza Italia, pure se arriva da un’iniziativa del governo Renzi». Però, spiega il capogruppo di Area Popolare, «non basta». 
Cos’altro chiedete al presidente del Consiglio Matteo Renzi? «Occorre rendere effettiva questa abolizione». 
In che modo pensate che si possa fare? «Il superamento di Equitalia non si ottiene solo cambiando il nome e trasformandola in agenzia di riscossione. Il tema vero è un altro». 
L’abolizione non basta? Qual è il tema vero? «Che Equitalia era diventata la metafora di un rapporto sbagliato tra Stato e contribuente. In alcuni casi la somma tra sanzioni e interessi faceva lievitare il dovuto anche del 300%. È stato un metodo profondamente sbagliato. Come se l’unico modo per ricondurre il cittadino a un comportamento virtuoso fosse la punizione». 
Voi di Area Popolare che cosa proponete?  «Bisogna andare oltre. La nostra idea è che la nuova agenzia di riscossione in nessun caso debba applicare penali che superino il 50% dell’importo originario». 
Faccia qualche esempio pratico. «Se io dovevo 100 euro e non l’ho fatto, lo Stato può  giustamente presentarmi il conto. Ma tra sanzioni e interessi, quello che devo pagare non può superare i 150 euro. Il passato è regolamentato con la rottamazione, il futuro deve essere questo». 
Insomma proponete uno Stato che abbia un volto più “umano”. «Deve sparire non solo Equitalia, ma anche il suo approccio. Ci vuole un nuovo atteggiamento nel rapporto tra Stato e contribuente. D’altronde i metodi usati finora non hanno pagato. Siamo arrivati a mille miliardi di euro non riscossi. Di questi, a oggi, riteniamo che soltanto 50 possano essere ancora esigibili dallo Stato». 
Chiederete al Partito democratico di modificare la manovra? «SI, Area Popolare presenterà un emendamento. E siamo sicuri che sarà approvato».
di Dama Salvatore
Fonte: Libero