Ius soli – “Al Pd dico: perché la fiducia? Dov’è la fretta?”

Il Partito democratico più che ad attuare il programma di governo, di cui esprime il presidente del Consiglio oltre che costituirne il perno della maggioranza, sembra da tempo dedito alla provocazione.
Il suo presidente, Matteo Orfini, si è fissato sul fatto che la legge sullo ius soli debba essere approvata entro il mese di luglio. E pur di riuscirci chiede con insistenza che su questo provvedimento, che è di iniziativa parlamentare e non è nel programma del governo, venga messa la fiducia.
Non una, ben quattro volte!
A chi gli chiede il perché di tanta fretta risponde che 637 giorni di riflessione su questa legge sono abbastanza. Potrei rispondergli che 872 sono di più, tanti sono infatti i giorni che il ddl sulla concorrenza ha accumulato in attesa di diventare legge, e ancora non c’è riuscito per i continui rinvii del Pd. Quello sulla concorrenza è un provvedimento ben più urgente oggi: è nel programma del governo ed è un impegno che l’Italia si è presa in Europa. Lo aspettiamo dal 20 febbraio 2015.
Orfini vuole che il Senato ne parli in questo mese di luglio o preferisce imporre a colpi di fiducia una legge in una materia delicata come la cittadinanza, che ha  implicazioni culturali significative e un deciso impatto sociale? Su una materia come questa Orfini vuol concedere al Parlamento di discuterne ancora o ha deciso lui che è arrivato il tempo di cassare ogni discussione? Dobbiamo fidarci di lui che va bene così o possiamo discuterne liberamente in Aula?
Se lo ius soli viene approvato a forza in luglio o dopo un argomentato dibattito in settembre, che cosa cambia per le urgenze del Paese?
C’è un detto siciliano che forse ben spiega questi continui tentativi del Pd di forzare la volontà del Parlamento: la fissazione è peggio della malattia.