La prima domanda che dobbiamo porci adesso non è ''con chi dobbiamo allearci?'' ma ''chi siamo?''.

La mediocrità della classe dirigente, che va combattuta anche andando controcorrente, e la mancata consapevolezza della realtà circostante sono i due pericoli che il sistema democratico del Paese deve scongiurare a ogni costo.
La prima domanda che dobbiamo porci adesso, ormai al termine della legislatura non è ”con chi dobbiamo allearci?” ma ”chi siamo?”.
E siamo sempre i moderati che hanno saputo assumersi il coraggio della responsabilità, alla luce del sole, anche se veniamo tacciati per ”traditori” o ”attaccati alle poltrone” da chi furbamente dimentica che le poltrone sono legate all’esercizio del potere, e le differenze la fanno le capacità, il modo in cui viene esercitato e le finalità che si intendono perseguire.
Ma quando si dimostra di essere seri, i risultati arrivano: e arriveranno anche per noi.
Riguardo allo Ius soli, prima di fare una legge, occorre capire il momento in cui si vive, tenere conto della realtà circostante. Molto meglio rimandare alla prossima legislatura, con ogni partito che potrà esporre la propria posizione, inserita nel programma, al giudizio dell’elettorato.
Nel caso specifico ci può essere integrazione vera se sono garantite anche sicurezza, rispetto delle leggi, conoscenza e condivisione di culture e valori per noi basilari e fondamentali, pur nel rispetto delle diversità che per noi rappresentano ricchezza e non pericoli.
Per questo abbiamo chiarito che nessun ministro di Ap voterà mai la fiducia su un tema di questa incidenza sulla società, senza un confronto dentro e fuori il Parlamento che vada oltre le posizioni pregiudiziali di favorevoli e contrari.