Insegnare ai ragazzi a non discriminare chi è diverso da sé nulla ha a che fare con la teoria del gender

Niente insegnamento della teoria del gender nella scuola.
Lo confermano le linee guida del Piano nazionale per l’educazione al rispetto presentate oggi dal ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli. Speriamo che questo ponga fine alle polemiche sul passaggio della legge della Buona scuola sull’educazione alla prevenzione del bullismo e alla discriminazione delle differenze.
Sin da allora Alternativa popolare era stata molto chiara, con ripetuti interventi del sottosegretario Gabriele Toccafondi: insegnare ai ragazzi a non discriminare chi è diverso da sé, ad abbandonare ad esempio gli stereotipi sessisti nei confronti delle donne, nulla ha a che fare con la teoria del gender.
Ci furono ben due circolari dell’allora ministro Giannini che lo precisarono, ora il contenuto di quelle circolari fa da premessa alle linee guida. Questo quanto ribadito oggi dal ministro Fedeli. E che mi trova d’accordo.
Ben diverso è il caso di quanto sta invece succedendo alla Camera dei deputati dove è in discussione una proposta di legge di cui è relatrice una deputata del Pd che, contrariamente a quanto stabilito dal ministero, per l’ambiguità con cui è formulata di fatto permette di introdurre nelle scuole proprio l’insegnamento della teoria del gender.
Contro questa proposta Alternativa popolare ha presentato ben 200 emendamenti. Sono stupito dalla schizofrenia che vedo spesso nel Pd che, non solo nel caso della scuola, concorda con i suoi alleati di governo proposte ragionevoli salvo poi contraddirle e contrastarle con iniziative improvvide e inopportune.