Università, gli anni decisivi per diventare protagonista della vita.

Università, gli anni decisivi per diventare protagonista della vita.
Scegliere una università privata fu per me molto difficile: i miei genitori erano degli operai e sapevo che questa scelta avrebbe comportato per loro dei sacrifici.
Seppur con qualche difficoltà mi permisero di scegliere la Cattolica perché si trattava di un’istituzione che poteva darmi un’educazione universitaria partendo da quei valori che, fin da ragazzo, mi avevano affascinato.
Quei valori del centralismo della persona, della solidarietà, della sussidiarietà, della Dottrina sociale della Chiesa in cui ancora oggi credo e che cerco di usare come interpretazione della realtà.
Per questo scelsi scienze politiche: non cercavo una facoltà che mi desse delle competenze tecniche specifiche, desideravo avere una formazione che mi aiutasse ad approfondire con forza un metodo di affronto della realtà tutta, nei suoi molteplici e diversi aspetti.
L’età universitaria è un’età fondamentale. È quella in cui impari per la prima volta che tu sei il protagonista della tua vita, che sei tu che te la costruisci con i suoi onori e i suoi oneri. All’università non c’è l’appello del professore alla prima ora, non devi timbrare un cartellino e non c’è nessuno che ti obbliga a seguire le lezioni (tranne alcuni professori, ovviamente). Si può vivere l’università come non viverla, ma fu proprio vivendola che sviluppai quel senso di comunità che io cercavo e di cui, oggi, abbiamo molto bisogno.
Certo, gli incontri universitari quotidiani erano per lo più organizzati da quei professori che ancora ricordo con affetto (Miglio, Quadrio Curzio, don Giussani) ma fu proprio grazie alla possibilità di ‘’vivere’’ l’università che poco alla volta iniziai a capire che la realtà è una sfida da combattere ogni giorno in modo positivo: non per sconfiggere l’altro, non per distruggere, ma per crescere tutti assieme costruendo.
Ad esempio, ricordo che in quegli anni, come studenti, avevamo alcuni problemi (caro libri, appartamenti non disponibili per i fuori sede, dispense assenti) e che fu proprio ‘’facendo comunità’’ che riuscimmo a risolverli, iniziando per la prima volta a vivere la realtà da protagonisti: ci rimboccammo le maniche e mettendoci tutti assieme nella cooperativa universitari studio-lavoro (CUSL), di cui fui anche presidente, demmo una risposta praticabile.
Sant’Agostino diceva che la speranza ha sempre due figlie: la rabbia e il coraggio. Ed è da questo che dobbiamo ricominciare, dall’inizio: dalla realtà. Dobbiamo ricominciare dalle due parole che oggi sono sulla bocca di tutti, rabbia e speranza, consci che più grande sarà il coraggio, più grandi saranno i risultati prodotti dalla speranza.
L’università in questo ha una grande responsabilità: costruire questa speranza in misura tanto grande quanto grandi saranno le sfide che dovremo affrontare in questo cambiamento d’epoca.
Per questo è fondamentale per qualsiasi società avere un luogo dove poter creare comunità, dove poter formare le classi dirigenti, per coltivare la speranza che, se lavoreremo davvero tutti assieme, le cose potranno cambiare.
Sintesi dell’incontro con gli studenti di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano 4 dicembre 2017