Lupi e Martina, prove di dialogo «Per una politica che costruisce»

Bergamo Incontra. I due ex ministri dello stesso governo ora si trovano su fronti opposti ma non escludono future collaborazioni. «Trovare punti d’incontro per risolvere i problemi»

Il vicesegretario del Pd e il coordinatore di «Noi con l’Italia» (che sta con Berlusconi)

Sui temi, interpellati da un insegnante, un genitore e un imprenditore

Prove tecniche di dialogo tra Maurizio Lupi e Maurizio Martina, invitati ieri sera al Centro Congressi Giovanni XXIII, dall’associazione Bergamo Incontra. Il coordinatore nazionale di «Noi con l’Italia» (il movimento che ha messo insieme i centristi fedeli a Berlusconi, dopo la scissione con Beatrice Lorenzin, che con Civica popolare sostiene invece il Pd) e il vicesegretario del Partito democratico si sono confrontati sulle strategie future per welfare, lavoro, formazione e soprattutto sull’ipotesi di poter collaborare, pur da posizioni diverse, per il bene comune.
Del resto sia Lupi che Martina un’esperienza condivisa ce l’hanno già, essendo stati ministri dello stesso Governo per un paio di anni, dal 2013 al 2015, fino alle dimissioni di Lupi. Un confronto dai toni decisamente pacati – a moderare ci ha pensato il presidente di Bergamo Incontra, Tommaso Minola – sia per lo stile mai sopra le righe dei due protagonisti, sia perché alla fine pare opportuno non scontrarsi troppo: dopo il 4 marzo un governo bisogna pur farlo e non si sa mai con chi ci si potrebbe alleare. Sul lavoro comune le risposte convergono.
«Non significa avere le stesse soluzioni ai problemi – dice Maurizio Lupi – ma riconoscere che le diversità dell’altro possono essere una ricchezza. L’importante è trovare un punto d’incontro per il bene di una comunità. In democrazia il principio dell’alternanza è fondamentale e questo non vuol dire che devo annullare tutto quello che è stato fatto da chi c’è stato prima di me, piuttosto devo valorizzarne gli aspetti positivi e poi migliorarli con le mie proposte». Tornare a essere un Paese normale è l’obiettivo del coordinatore di «Noi per l’Italia».
Costruire la politica e non demolirla, nel rispetto reciproco e senza per questo doversi omologare, è il filo rosso di Maurizio Martina che spiega: «Io lo faccio nel mio partito, che mi ha consentito di cominciare l’attività politica in una sezione piccola come quella di Mornico al Serio, di crescere fino al ruolo di oggi. Voglio che questo sia possibile anche per altri. C’è bisogno di qualcosa, e il Pd ha questa funzione, che metta insieme le persone per ragionare del bene pubblico».
FORMAZIONE E SCUOLA – In tema di formazione – a chiedere delle strategie future è stata un’insegnante, Tiziana Olzeri – il giudizio sulla «buona scuola» è sostanzialmente positivo. Con i dovuti distinguo. «L’educazione è la vera sfida – ha puntualizzato Maurizio Lupi – prima ancora di quella economica. Sull’autonomia abbiamo fatto passi avanti, ma è ancora tutta da costruire la valutazione degli insegnanti. Alziamo le retribuzioni, purché la meritocrazia entri nella scuola». Si tratta di un percorso da completare, ribadisce il vicesegretario del Pd: «Lavorerei ancora sulla povertà educativa. Ci sono aree problematiche nel nostro Paese, dove sono altissimi i tassi d’abbandono».
FAMIGLIA E WELFARE – È il giovane Andrea Pesenti, da poco papà, a chiedere risposte concrete su famiglia e welfare. Un ministero per la Famiglia, un testo unico e un sistema fiscale basato sul quoziente familiare, sono le soluzioni del coordinatore di «Noi per l’Italia», mentre Martina opta per l’assegno universale mensile perla famiglia e una potenziata rete di servizi che accompagnino i neogenitori.
IMPRESA E LAVORO – Chiusura su impresa e lavoro, stimolati dalle richieste di Alberto Nicoli, giovane imprenditore. Gli investimenti di Industria 4.0 mettono d’accordo i due candidati. Ma se Maurizio Martina punta a rivedere il costo del lavoro a tempo indeterminato, perché sia più conveniente rispetto a quello determinato, Lupi invita ad abbandonare le ideologie. «Lavoro e impresa – conclude – non sono in contrapposizione. Più che al reddito di cittadinanza penso a interventi che garantiscano il diritto al lavoro. Finanziamo l’occupazione, non la disoccupazione».
Fonte: Eco di Bergamo
Autore: Mariagrazia Mazzoleni
Data: 27/02/2018