A quarant’anni dalla morte violenta di Aldo Moro, un uomo di stato, di fede e di cultura di cui sentiamo la mancanza, credo sia giusto ricordare insieme a lui quegli altri uomini, servitori dello Stato, che furono trucidati dalla Brigate Rosse il giorno del suo rapimento

A quarant’anni dalla morte violenta di Aldo Moro, un uomo di stato, di fede e di cultura di cui sentiamo la mancanza, credo sia giusto ricordare insieme a lui quegli altri uomini, servitori dello Stato, che furono trucidati dalla Brigate Rosse il giorno del suo rapimento, gli uomini della sua scorta, i cui nomi meritano l’omaggio di quest’aula: Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi.
Se fare memoria non è solo esercizio retorico, pur se commovente, io penso, che oggi dobbiamo riflettere sulle parole che Aldo Moro disse in un momento drammatico, sono parole che devono interrogare oggi chi siede in quest’Aula, non solo, ma soprattutto chi siede in questo Parlamento.
Fu proprio ai parlamentari del suo partito, la Democrazia cristiana, che Aldo Moro, il 28 febbraio 1978, rivolse il suo ultimo discorso pubblico.
In quell’occasione disse : “Se fosse possibile dire: saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a questo domani, credo che tutti accetteremmo di farlo, ma, cari amici, non è possibile; oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso, si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato con tutte le sue difficoltà… Camminiamo insieme perché l’avvenire appartiene in larga misura ancora a noi”.
Di questa coscienza del nostro compito dobbiamo essere responsabili se per noi il sacrificio di Aldo Moro ha un senso. Di questa coerenza con l’impegno assunto di fronte agli elettori quando abbiamo chiesto il loro voto per rappresentarli nelle istituzioni.
Aldo Moro lo disse in modo ancora più netto, chiaro e inequivocabile in una delle sue lettere dalla prigionia, una di quelle inviate a Benigno Zaccagnini: “Siate indipendenti, non guardate al domani ma al dopodomani”. Se vogliamo, non dico essere all’altezza di Aldo Moro, che tanto ci sovrasta, ma almeno non tradire la sua memoria, teniamo presente nel nostro agire politico questa bella e vera definizione del bene comune.

A quarant'anni dalla morte di #AldoMoro

A quarant'anni dalla morte di #AldoMoro, grande uomo di Stato, di fede e di cultura, ho voluto ricordare alla Camera le parole che disse al suo partito nel febbraio 1978, in un momento drammatico della storia del nostro Parlamento. Parole che, credo, oggi devono interrogare tutti noi.‘’Se fosse possibile dire: saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a questo domani, credo che tutti accetteremmo di farlo, ma, cari amici, non è possibile; oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso, si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato con tutte le sue difficoltà… Camminiamo insieme perché l’avvenire appartiene in larga misura ancora a noi”. E poi, in modo ancora più netto, chiaro e inequivocabile in una lettera dalla prigionia a Benigno Zaccagnini: “Siate indipendenti, non guardate al domani ma al dopodomani”Se vogliamo, non dico essere all'altezza di Moro, che tanto ci sovrasta, ma almeno non tradire la sua memoria, dobbiamo tutti tenere presente nel nostro agire politico questa bella e vera definizione di #BeneComune.

Pubblicato da Maurizio Lupi su Martedì 8 maggio 2018