La mia dichiarazione di voto sul DEF

La mia dichiarazione di voto sul DEF

Intanto, essendo la prima volta che il Ministro dell’economia fa il suo intervento in Aula, auguri di buon lavoro. Lei sa la stima che abbiamo nei suoi riguardi e, tra l’altro, l’intervento che ha fatto conferma la serietà e la responsabilità del suo ruolo. Tuttavia, fatta questa premessa non formale, le dico già sin d’ora che il nostro gruppo parlamentare non voterà la risoluzione presentata dalla maggioranza – ha sottoscritto la risoluzione presentata dal gruppo di Forza Italia – e non la voterà per una semplice ragione: non tanto per la sua replica, perché la sua replica indica una strada e forse i colleghi del MoVimento 5 Stelle o il mega Ministro dello sviluppo economico e del lavoro o il Ministro delle infrastrutture, Di Maio e Toninelli, dovrebbero ascoltare e rileggersi la sua replica, perché lei con serietà, facendo riferimento al programma di Governo, ha posto con molta chiarezza e ripetutamente due vincoli che sono fondamentali nell’azione di un Governo: il primo, quello della crescita, e qui la discussione e il confronto ci deve essere, non possiamo non crescere e i fattori della crescita non possono che essere l’attenzione a impresa, lavoro, famiglia, investimenti pubblici, welfare, equità sociale; il secondo, un elemento fondamentale per il nostro sistema Paese, che lei ha ribadito più volte, rassicurando giustamente e parlando, non solo ai mercati, al nostro Paese e ai vertici europei: si chiama debito pubblico, si chiama indebitamento netto, si chiama rispetto dei vincoli europei.

Cioè, è tutto quello che noi abbiamo continuato a ripetere e che non si trova ovviamente nella dichiarazione e nelle azioni del Vicepresidente del Consiglio Di Maio, nel programma del MoVimento 5 Stelle e nelle dichiarazioni che continua a fare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

Qual è la ragione per cui noi non voteremo la risoluzione di maggioranza? Per due elementi fondamentali, e su questo chiediamo a lei… Tra l’altro, mi fa anche piacere che sia stato nominato sottosegretario all’economia e alle finanze – e mi auguro Viceministro – l’onorevole Garavaglia, perché ha fatto egregiamente il lavoro di assessore al bilancio in regione Lombardia e capisce e comprende quanto stiamo dicendo.

Primo elemento: se non bisogna aumentare la spesa corrente e bisogna finanziare le spese per investimenti, l’unica cosa che non dobbiamo fare è finanziare carrozzoni! Se dobbiamo rilanciare il lavoro, il lavoro lo rilanciano le imprese, il lavoro viene dato dalle imprese; e da questo punto di vista, correttamente, l’abbassamento della pressione fiscale, correttamente la semplificazione. Ma come si fa, nel programma annunciato dal Presidente del Consiglio e dal MoVimento 5 Stelle, a dire che si finanziano ogni anno, come spesa corrente, 2 miliardi di euro per i centri per l’impiego, che la stampa recentemente ha dimostrato che in questi anni hanno dato lavoro solo al 3 per cento delle domande che sono state presentate? Si chiamano carrozzoni di Stato (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Noi con l’Italia-USEI e di deputati Forza Italia-Berlusconi Presidente)! Abbiamo già avuto l’esperienza dei centri di collocamento negli anni Ottanta, ma rispetto a questo torniamo indietro. Come si fa, e lo ha sottolineato lei in maniera molto chiara? È chiaro che l’apporto degli investimenti pubblici è fondamentale nella crescita, ha fatto bene a sottolinearlo.

La Banca d’Italia, nelle audizioni in Commissione, ha detto che gli investimenti pubblici sono diminuiti del 5,6 per cento nell’anno precedente e che l’apporto alla crescita… Pensate qual è il problema della grande discussione che abbiamo fatto: cresciamo dell’1,7, 1,6; lo scorso anno i lavori pubblici e l’area dei lavori pubblici hanno dato un contributo solo del 2 per cento del PIL, tra i più bassi contributi di tutta l’Europa; e ci chiamiamo Italia! Quando il Presidente del Consiglio ha avuto il coraggio di dire che il codice degli appalti andava rivisto, che non è più accettabile che ogni singola amministrazione pubblica, che oggi deve prendere una decisione, prima di prendere quella decisione debba alzare il telefono e rivolgersi all’Autorità anticorruzione.

Perché questa è l’impasse del sistema: l’Autorità anticorruzione è fondamentale, ma, quando si delega, non si semplifica, si introduce un provvedimento che non porta all’assunzione di responsabilità, si bloccano gli investimenti, non c’è più nulla che viene portato avanti nelle nostre pubbliche amministrazioni. Quando questo è stato dato detto con semplicità in quest’Aula, ovviamente solo dopo 30 secondi si è dovuta smentire questa affermazione per lesa maestà nei confronti del presidente dell’Autorità anticorruzione.

Non è la strada dove andare! Perché la strada dove andare è esattamente quella legata a sviluppo, impresa e lavoro. Il lavoro lo danno le imprese; se il reddito di cittadinanza costa 15 miliardi, 15 miliardi destiniamoli a dare lavoro, alle imprese, quelle piccole, quelle medie, quelle grandi. Chi è senza lavoro vuole la dignità di un lavoro, non la carità di un’assistenza! Poi bisogna aiutarli: gli strumenti esistono e vanno nella direzione.

Le famiglie: i consumi riprendono solo se si aiuta (e concludo) con forza la centralità della famiglia e l’aiuto alle nascite. Da questo punto di vista c’è un Ministero per la famiglia e le disabilità nel vostro Governo: ci auguriamo che nell’aggiornamento del Documento di economia e finanza (e concludo) a settembre la famiglia ritorni ad avere centralità, non solo a parole, ma nella sostanza.

Infine, evitiamo – e so che lei su questo per la sua esperienza un contributo lo potrà dare certamente – i carrozzoni pubblici. Le banche di Stato sono già una vecchia esperienza drammatica del passato.
Ritornare a sentire questi ruoli: pubblico, pubblico, pubblico! È sparita la parola “privatizzazione”.

Se si vuole abbattere il debito pubblico, bisogna avere il coraggio che lo Stato faccia lo Stato, e che lasci la possibilità a chi può fare meglio di fare meglio.

Grazie: questo è l’auspicio, buon lavoro.

La mia dichiarazione di voto sul Documento di Economia e Finanza

La strada verso cui dovremmo andare è quella che porta al sostegno alle #imprese, non verso l’assistenzialismo di Stato. Allo stesso modo, i consumi italiani si riprenderanno solo se riusciremo a riportare le #famiglie, con forza, al centro della società e se riusciremo a offrire vero supporto alla #natalità, non solo nelle intenzioni, ma anche nei fatti concreti.Per questo quest’oggi ho votato no a questo Def, nella speranza però di trovare questi cambiamenti nell'aggiornamento previsto a settembre.

Pubblicato da Maurizio Lupi su Martedì 19 giugno 2018