Intervista al Corriere della Sera: «Chi sbaglia va punito. Ma le nazionalizzazioni si fanno in Venezuela»

«Chi sbaglia va punito
Ma le nazionalizzazioni si fanno in Venezuela»

ROMA «Se Autostrade ha sbagliato è giusto che paghi duramente. Ma questo non verrà stabilito né da fantomatici tribunali del popolo né dalla Rete. È il principio dello Stato di diritto. E se come ha detto Di Maio bisogna passare sul suo cadavere, allora politicamente ci si passerà».
Per due anni, dal 2013 al 2015, Maurizio Lupi è stato ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. Prima con Enrico Letta, poi con Matteo Renzi.
Sul disastro di Genova, secondo lei, il concessionario è immune da colpe?
«Lo stabiliranno la commissione d’inchiesta del ministero e la magistratura. La questione è chiara: al concessionario spetta la manutenzione ordinaria e straordinaria della rete, oltre che gli investimenti; al ministero il monitoraggio su quello che fa il concessionario. Devo dire che, per quanto riguarda l’obbligo che tutti abbiamo nei confronti di Genova e delle vittime, né la politica né il concessionario hanno fatto una bella figura, finora».
In che senso, scusi?
«Quando capitano tragedie come questa è la solidarietà di un intero popolo a mettersi in azione e si riscopre il senso dell’unità nel bene comune, come ci testimoniano i soccorritori. La lezione per la politica è quella non di scatenare una caccia al colpevole, che deve seguire i tempi della giustizia, ma di trovare punti di lavoro comune: un piano straordinario di manutenzione e un’unità di tutti per la realizzazione delle grandi opere. A prescindere dalle responsabilità da accertare rapidamente, Autostrade avrebbe dovuto muoversi più che con un comunicato burocratico con un fondo per la popolazione colpita dal crollo del ponte Morandi, dimostrando anche lei responsabilità e solidarietà».
È possibile la revoca della concessione in tempi rapidi, secondo lei?
«Non diciamo sciocchezze. La revoca della concessione può avvenire in un solo caso. E cioè se lo Stato decide di tornare a gestire direttamente la rete autostradale rinazionalizzandola. La strada da seguire, accertate le responsabilità, è eventualmente attivare la procedura di decadenza per inadempienza».
Un pezzo della maggioranza non è d’accordo con lei.
«Le nazionalizzazioni le fanno in Venezuela. E poi, scusi, non mi sembra che i ponti controllati dallo Stato siano immuni da crolli, ahimè».
Salvini sostiene che qualche ex ministro dei Trasporti ha firmato una concessione assurda con Autostrade.
«Su questo Salvini non ha torto. La concessione del 2007, pur in buona fede, toglieva il rischio di impresa al concessionario legando l’aumento automatico delle tariffe non solo agli investimenti ma anche al traffico. Paradossalmente anche se il traffico diminuisce la tariffa aumenta. Va detto che nessuno in quegli anni poteva prevedere che dal 2009 per la crisi il traffico sarebbe diminuito».
Enrico Letta, del cui governo lei ha fatto parte, si è seduto nel cda di Abertis, oggi di proprietà di Atlantia. Conflitto d’interessi?
«Con Letta premier e il sottoscritto ministro bloccammo l’aumento delle tariffe autostradali, legandole all’inflazione (+1,5% e non l’8-10% previsto dalle convenzioni). Quindi, non ci fu alcun favore alle concessionarie, anzi. E poi, scusi, è tutto pubblico e alla luce del sole. Come la consulenza di Conte per Aiscat. Non vedo dove sia lo scandalo».
Intervista del 18 agosto 2018 al Corriere della Sera, scritta da Tommaso Labate