Altro che abolire la povertà, già oggi l’Italia è più povera.

Altro che abolire la povertà, già oggi l’Italia è più povera.
L’esultanza di Luigi Di Maio e il suo ambizioso programma sono durati lo spazio di un giorno. ‘Aboliremo la #povertà’, aveva dichiarato con sicumera.
Oggi, dopo l’autoeccitazione grillina in piazza e le affacciate al balcone di Palazzo Chigi (Palazzo Venezia era indisponibile), siamo già tutti più poveri.
Il Tesoro e Cassa depositi e prestiti a metà giornata perdono un miliardo di euro a causa del crollo della #Borsa. Numerini, dirà di Maio, ma solo un incosciente parla così dei mercati finanziari, quegli stessi mercati finanziari da cui era andato in pellegrinaggio durante la campagna elettorale per rassicurarli.
Nessuno adora il dogma dell’austerità e ha il tabù del deficit, ma il deficit si fa per spese in investimenti, non per spesa corrente che distribuisce benefici a pioggia. È come se un padre di famiglia già pesantemente indebitato per il mutuo e che già chiede ai negozianti di fargli credito chiedesse ulteriori soldi in prestito non per far studiare i figli, ma per regalargli la moto.
Il popolo che sogna Di Maio è fatto invece di redditi senza lavoro e di pensioni senza versamenti pagati dalle tasse di chi si ostina a lavorare.
Oggi il suo guru, Davide Casaleggio, l’ha detto chiaro, non dobbiamo salvaguardare l’occupazione in sé, ma i sogni delle persone. E si è giustificato con una citazione di Milton Friedman. Disprezzano i numeri, ma amano le parole.
Sono dei parolai, ma dei parolai pericolosi.
Degli #illusionisti che promettono di distribuire redditi che nessuno produce, in un #Paese che fa fuggire gli investitori, disincentiva il lavoro, blocca le #infrastrutture per lo sviluppo e, orgoglioso di penalizzare le #banche, non s’accorge che danneggia in realtà le #imprese.
È vero, il popolo è protagonista, nel senso che questa manovra la dovrà pagare lui.