Lupi: «Le Fiere? Un sistema per esportare il Made in Italy»

Un volume d’affari di circa 6o miliardi di euro che si perde però nella frammentazione di un settore che arriva a generare un totale di ben 908 manifestazioni.
È il sistema fieristico italiano fotografato dalla «Fondazione Costruiamo il Futuro» presieduta da Maurizio Lupi. Lui che vent’anni fa, proprio nel settore fieristico, iniziò a lavorare come capo ufficio stampa prima di intraprendere la carriera politica. «È un settore che conosco benissimo — conferma — e di cui mi sono occupato per vent’anni. Per un certo periodo tutti a dire che quello delle fiere era un business finito, vecchio. Ovviamente non è andata così. La maggiore fiera della nautica a livello mondiale è la Boot di Dusseldorf, con circa 250.000 visitatori. Il nostro Salone Nautico di Genova ne fa 175 mila.
Il Salone del Mobile di Milano viene riproposto ogni anno a Mosca e a Shanghai e sono diventato uno strumento fondamentale di internazionalizzazione del made in italy».
Ma non è tutto rose e fiori, anzi, i problemi da risolvere ci sono eccome, come spiega bene il rapporto realizzato da Deloitte e presentato ieri a Roma a Palazzo Montecitorio.
Pur essendo infatti le Fiere ancora oggi uno «spazio mercantile strategico» per diffondere il «made in Italy» e promuovere la sua internazionalizzazione, manca, come spiega il report «una regia unitaria.
Bisogna privilegiare approcci strategici che, in continuità con precedenti strumenti di programmazione come il “Piano straordinario Made in Italy”, supportino le eccellenze italiane nelle nuove sfide produttive e tecnologiche su scala globale — si legge nell’analisi —anche attraverso il potenziamento dell’attrattività e delle competitività delle fiere internazionali e l’incentivazione di una partecipazione intelligente delle imprese ai principali eventi fieristici».
«La frammentazione è una caratteristica tipica dell’Italia —aggiunge Lupi — e invece fare sistema è importante, aggregare le eccellenze fondamentale, tanto più per le fiere. Se poi il futuro sono l’internazionalizzazione e l’esportazione, ci dev’essere un aiuto per le fiere italiane organizzate all’estero sia dal punto di vista della logistica che della leva fiscale rafforzandone il riconoscimento su scala globale. In passato le nostre fiere erano al contrario chiuse al mercato internazionale, oggi non solo hanno aperto all’estero ma portano fuori i prodotti italiani perché sono molto richiesti. I cinesi ormai tra un prodotto imitato e uno originale di qualità, scelgono il secondo. Idem nella meccanica dove i produttori esteri vogliono e scelgono soprattutto la italiana». componentistica italiana».
Dal Corriere della Sera, 14 dicembre 2018 pag. 45, C.D.C.