Sul volontariato no a tassse raddoppiate. Così cancellano anni di impegno bipartisan

Sul volontariato no a tassse raddoppiate.
Così cancellano anni di impegno bipartisan


Il suo è prima di tutto un appello. A tutti, perché non si gettino con un solo gesto anni di impegno bipartisan in favore di uno dei pilastri della storia, del costume, della tradizione e anche dell’economia italiana, il Terzo Settore.
Quello del volontariato, delle società non profit, organizzazioni non a scopo di lucro che operano nel campo dell’assistenza alle povertà, alle disabilità, alle utilità sociali — religiose o laiche — che rischiano con i tagli della manovra di chiudere o comunque limitare moltissimo le loro attività.
Maurizio Lupi, ex ministro, rieletto nel centrodestra, presidente dell’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà, lancia l’allarme: «Si fermino finché siamo in tempo. I politici hanno la responsabilità delle scelte ma poi sono i cittadini a giudicarle. E questa scelta sarebbe gravemente bocciata».
Cosa è successo che crea tanta preoccupazione?
«È successo che dopo anni di impegno bipartisan per potenziare il Terzo Settore e quindi la sussidiarietà tra il contributo dei cittadini e quello dello Stato — ricordo il 5 per l000 varato nel 2003 sotto il governo Berlusconi col voto di tutti —, improvvisamente si è deciso di dare un colpo che potrebbe essere mortale per l’associazionismo».
Cioè?
«Riportare la tassazione, l’Ires, dal 12% come si era deciso per gli enti senza fini di lucro al 24% come avviene per tutti, può essere devastante per chi opera in questo settore. Io capisco che si dovessero rastrellare soldi di qua e di là, ma qui si parla di una cifra che non supera 150 milioni, una goccia nel mare della manovra, e che invece può avere un impatto estremamente negativo per società, cooperative, che pur avendo l’apporto di tanti volontari hanno spese, hanno negli anni assunto anche giovani, forniscono servizi essenziali che lo Stato non riesce sempre ad assicurare».
La sussidiarietà appunto. Crede sia una scelta mirata di questo nuovo governo o una decisione di cui non si è compresa la portata?
«Io spero nella seconda ipotesi, ancora credo che in breve tempo si possa correggere l’errore macroscopico commesso. Non posso pensare che una forza come la Lega, che conosce bene il tessuto sociale — molto radicato peraltro al Nord — in cui opera il Terzo Settore, non capisca quanti danni si rischiano di commettere. E quanto chi è impegnato in queste attività — parliamo di oltre 5 milioni di persone in 350 mila realtà di lavoro — resterà deluso e chiederà conto di ciò che si è commesso».

Pagherebbe la Lega ma non il M5S?
«A suo modo ci potrebbe essere una lucida coerenza in quello che il M5S fa: loro hanno sempre sostenuto che lo Stato debba avere un ruolo assistenziale totale — Io si vede con il reddito di cittadinanza — non credono alla sussidiarietà, attaccano la parità scolastica, il terzo settore».
Quindi sarebbe una scelta mirata?
«Se lo fosse sarebbe un enorme errore. Ma anche loro sono in tragica contraddizione: se vuoi “abolire la povertà” non vai a colpire chi — dalla Caritas, al Banco Alimentare, alle miriadi di associazioni — proprio per questo obiettivo e per chi soffre si batte. L’assistenzialismo e lo statalismo non faranno crescere il nostro Paese. Nuovi modelli di sviluppo che vedano l’attività libera dei cittadini in sussidiarietà con lo Stato sì. Non si torni indietro da questa via maestra. Si modifichi questo obbrobrio. O sarà battaglia vera».
Intervista di Paola Di Caro al Corriere della Sera del 27/12/2018