INTERROGAZIONE in Commissione – Yang Han

Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-01776

presentato da

LUPI Maurizio

testo di

Mercoledì 27 marzo 2019, seduta n. 150
LUPI e BENEDETTI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

da un articolo di stampa del 23 marzo 2019 si apprende che la giornalista Giulia Pompili del quotidiano Il Foglio era presente alla conferenza stampa tenuta al Quirinale dal Presidente della Repubblica Mattarella e dal Presidente cinese Xi Jinping;

nell’articolo viene denunciato l’atteggiamento intimidatorio e ostile nei confronti della giornalista da parte del signor Yang Han, funzionario dell’Ambasciata cinese in Italia, recentemente divenuto capo dell’ufficio stampa della sede diplomatica;

secondo quanto riportato nell’articolo, il signor Yang Han avrebbe più volte intimato con tono minaccioso alla giornalista di «smettere di parlare male della Cina» e le avrebbe anche allusivamente detto di sapere chi fosse;

oltre a questo, nel momento in cui la giornalista ha preso il proprio telefono dalla tasca, il funzionario le avrebbe ingiunto di riporlo;

il Presidente Xi Jinping si trovava in Italia per la Belt and Road Initiative (BRI), comunemente nota come «Nuova Via della Seta», e, in questo ambito, per la firma di un memorandum di cooperazione tra Cina e Italia in numerosi settori: in ambito infrastrutturale, ma anche agricolo, finanziario, energetico e turistico;

considerata la delicatezza geopolitica di questo evento, che rappresenta l’apertura di un nuovo, importante capitolo nella storia delle relazioni tra Cina e Italia, a parere degli interroganti, l’episodio avvenuto al Quirinale necessita di essere chiarito;

la Cina, secondo Reporters sans frontières non è un Paese dove viga la libertà di stampa: il rapporto dell’organizzazione no-profit del 2018 parla di 348 giornalisti in prigione nel mondo, di cui la metà si trova detenuta in cinque Paesi: Iran, Arabia Saudita, Egitto, Turchia e Cina;

nel 2017 Reporters sans frontières ha definito la Cina «la più grande prigione di giornalisti al mondo» che attua «misure per reprimere giornalisti e blogger»;

l’Italia tutela la libertà di stampa e di espressione, come dichiarato nei primi due commi dell’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure» –:

se il Ministro interrogato non intenda chiedere chiarimenti all’ambasciata cinese riguardo al comportamento del proprio funzionario a capo dell’ufficio stampa, a tutela innanzitutto della giornalista oggetto delle intimidazioni e, in generale, della libertà di espressione e del diritto di critica garantito a tutti – giornalisti e cittadini – dalla Costituzione italiana.
(5-01776)