L'intervista a Il Giornale: «Ritorniamo con Berlusconi per dar più voce ai moderati»

«Ritorniamo con Berlusconi per dar più voce ai moderati»

L’ex ministro centrista: «Gli alfaniani hanno risposto tutti alla chiamata del Cavaliere. Il nemico è il M5s»

 
Inutile chiedergli del passato. «Si volta pagina», spiega Maurizio Lupi. «Il tempo delle divisioni è finito, ora è il tempo della ricomposizione».
Tradotto, Maurizio Lupi ammaina le già ammainate bandiere del vecchio Ncd, ormai un pezzo d’antiquariato con Angelino Alfano desaparecido della politica, e punta la prua in direzione Arcore. Inutile chiedergli del passato. «Si volta pagina», spiega Maurizio Lupi. «Il tempo delle divisioni è finito, ora è il tempo della ricomposizione».
 
Onorevole Lupi, l’Italia non è più quella di dieci anni fa.
«Siamo in una fase drammatica sotto la spinta di movimenti populisti, sovranisti, estremisti. E anche l’Europa che conosciamo è a rischio».
Dieci anni fa Alfano litigava con Berlusconi, oggi i moderati sono nella tenaglia Lega-Cinque stelle. C’è il rischio che la componente moderata si assottigli fino a sparire?
«Per contrastare questa deriva a gennaio Berlusconi ha lanciato un appello, cento anni dopo la chiamata di don Sturzo ai liberi e forti. Noi abbiamo risposto».
Noi chi?
«Buona parte del vecchio Ncd».
Ormai non siete una forza residuale?
«Noi riteniamo di avere un compito fondamentale e comunque necessario: dare voce alla componen­te moderata e liberale del Paese, sempre più sovrastata dagli urlatori».
Ce l’avete con la Lega?
«Il nemico sono i Cinque stelle con la loro politica avventurosa e dissennata».
Ok, ma Salvini?
«Noi non siamo contro Salvini, cerchiamo di bilanciare al centro, secondo le nostre possibilità, l’azione della Lega».
Vi siete incontrati con il Cavaliere?
«Si, circa un mese fa. E presenteremo alle Europee nostri candidati insieme a Forza Italia sotto un lo- go. I dettagli arriveranno con la kermesse del 30 marzo».
Onorevole, cerca una seconda chance dopo il naufragio dell’Ncd?
«Questo non è il ritorno a casa del figliol prodigo. Altrimenti avrei bussato a via Bellerio, come hanno fatto altri».
Invece?
«A quell’incontro con Berlu­sconi c’erano più di cinquanta amministratori che vogliono riprendere le politiche moderate. Pensi, ad esempio, se i miliardi buttati nel pozzo senza fondo
del reddito di cittadinanza fossero stati impiegati per aiutare finalmente la famiglia».
A proposito di famiglia, parteciperà al congresso di Ve­rona?
«No, non ci interessano i proclami ideologici, ma i fatti concreti. Oggi nessuno fa più figli, ma questa emergenza sembra assente o quasi dibattito pubblico. E poi ci sono le infrastrutture, con l’incredibile balletto del governo sulla Tav. E ancora le tasse che non diminuiscono mai e le sbandate vergognose in politica estera, vedi sul Venezue­la».
Lei si candiderà alle Europee?
«No, ci sarà Mauro Parolini nel Nordove­st e nelle isole proporremo Saverio Roma­no con il suo Cantiere popolare».
Non sarà un ritorno al vecchio?
«Io credo che sia invece un nuovo inizio, come quello del 1994. Lombardia Popolare, il movimento cui aderisco in questo momento, ha in Parla­mento due deputati: il sottoscritto e Ales­sandro Colucci. La nostra esperienza può contare su 186 fra sindaci e amministratori, con un buon radicamento in Liguria ma non solo. Sempre a Milano abbiamo un assessore regionale di peso come Raffaele Cattaneo e uomini molto apprezzati come Luca Del Gobbo e Matteo Forte».
Lupi, nasce un cespuglio per dare un po’ di trucco a Forza Italia?
«No, speriamo piuttosto che sia percepita l’urgenza della nostra presenza. Aggiungo che allo stesso cantiere, sotto l’ombrello del Partito Popolare Europeo, ha aderito anche un partito storico come la Sudtiro- ler Volkspartei che finora si era sempre schierata con il centrosinistra. Anche loro hanno capito l’importanza della posta in gioco. E per questo hanno superato antichi pregiudizi».
 
 

Intervista a Il Giornale di Stefano Zurlo del 27/03/2019