«Toni inaccettabili Peggio di un derby». Un dibattito così acceso non aiuta la famiglia e le politiche a suo favore

«Toni inaccettabili Peggio di un derby»

Un dibattito così acceso non aiuta la famiglia e le politiche a suo favore

 
«Il mio messaggio è: deponiamo le armi. Questo clima da derby non fa un servizio alla famiglia». Maurizio Lupi, cattolico, ex ministro nei governi Letta e Renzi, è da sempre uno strenuo difensore della famiglia ma non andrà a Verona. E non è entusiasta di quello che sta accadendo nella città scaligera, soprattutto per il clamore creatosi intorno all’evento. «Un dibattito dai toni inaccettabili che non aiuta la famiglia e le politiche sulla famiglia».
Deluso da quanto sta accaden­do a Verona e intorno a Vero­na?
«Quando venni a sapere che il congresso mondiale sarebbe stato celebrato in Italia ne fui contento, ma poi mi prese una paura, che si è puntualmente concretizzata».
Quale?
«Che la famiglia si trasformasse in un terreno dello scontro. Come in un der­by, più che alla partita si guarda all’op­posta tifoseria».
Prevalgono le accuse recipro­che.
«Inaccettabili. Basta vedere le dichia­razioni che hanno preceduto il convegno. Di Maio poteva risparmiarsi la definizione di ’sfigati’ perché chi sostiene la famiglia non è uno sfigato, dall’altra parte c’è invece un deficiente che per promuovere un dibattito sull’attuazione completa della 194 mette in circolazione un gadget con un embrione in plastica. Come pure l’altro cretino secondo cui l’aborto è cannibalismo».
Gli estremisti della famiglia.
«Che invece di promuovere nei fatti un confronto vero e costruttivo producono un paradosso».
Quale paradosso?
«Le personalità che arrivano a Vero­na, pur di non cedere all’accusa di oscurantismo mettono le mani avanti e dicono che quello non si tocca, quell’altro non si discute…».
E invece che cosa sarebbe dovuto accadere?
«Si sarebbe dovuto mettere al centro del tavolo sul serio il tema della famiglia: come aiutarla nei fatti, quali politiche produrre per la denatalità, per l’aiuto ai genitori che vogliono conciliare figli e lavoro e altri aspetti del genere. Ci siamo scordati che la nostra Costituzione ha inserito la famiglia tra i pilastri della società, conferendogli un ruolo sociale».
Che ruolo hanno i cristiani?
«Abbiamo il dovere della testimonianza, per affermare un compito positivo della famiglia. Rifacendosi alle parole di papa Francesco che, senza offendere nessuno, ha chiesto che la famiglia assuma un ruolo centrale. Non dice scontratevi, dà solo valori positivi».
Che voto dà al governo Conte sul tema della famiglia?
«Al ministro Fontana sei, alle politiche del governo sulla famiglia cinque. Sono stato ministro e conosco le difficoltà di condurre battaglie nei confronti degli altri colleghi».
Intervista di Pierfrancesco De Robertis pubblicata il 30/03/2019 su ”La Nazione- Il Resto del Carlino – Il Giorno”