Al Miur c’è un ignorante: Fioramonti, ministro dell’Istruzione in cerca di visibilità.

Al Miur c’è un ignorante.
Fioramonti, ministro dell’Istruzione in cerca di visibilità, continua a esternare: prima di miliardi da elargire a pioggia agli insegnanti, poi di merendine e di giustificazioni preventive per studenti in sciopero, ora di crocefissi.
Buon ultimo ha rispolverato un vecchio slogan che tradisce tutta la sua ignoranza in merito: la scuola è laica, via il crocefisso dal muro. Ignora, il ministro, il significato di laicità, il suo valore all’interno di una determinata cultura, la differenza con la laicité così come si è venuta affermando in Francia a seguito della rivoluzione francese e di una legge dello Stato dell’inizio dello scorso secolo, ignora anche il dibattito acceso in Francia da almeno un decennio da politici e intellettuali per un concetto positivo di laicità. Ma ignora soprattutto, e questo è più grave, il pronunciamento della Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) del 18 marzo 2011 di cui gli riporto un breve passaggio: “Simbolo del cristianesimo – la croce – non può quindi escludere nessuno senza negare sé stessa; anzi, essa costituisce, in un certo senso, il segno universale dell’accettazione e del rispetto per ogni essere umano in quanto tale, indipendentemente da ogni sua credenza, religiosa o meno. Occorre appena aggiungere che la croce in classe rettamente intesa prescinde dalle libere convinzioni di ciascuno, non esclude alcuno e ovviamente non impone e non prescrive nulla a nessuno, ma implica soltanto, nell’alveo delle finalità educative e formative della scuola pubblica, una riflessione – necessariamente guidata dai docenti – sulla storia italiana e sui valori condivisi della nostra società come giuridicamente recepiti nella Costituzione, tra cui in primis la laicità dello Stato”.
Ignora, infine, che il Consiglio di Stato confermò che la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche era compatibile con il principio di laicità. Su questo punto giudicò che, in particolare, in Italia, il crocifisso simboleggiava l’origine religiosa dei valori (tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti, riguardo per la sua libertà, autonomia della coscienza morale nei confronti dell’autorità, solidarietà umana, rifiuto di ogni discriminazione) che caratterizzano la civiltà italiana.
In questo senso, esposto nelle aule, il crocifisso poteva svolgere – anche in una prospettiva “laica” distinta dalla prospettiva religiosa che gli è propria – una funzione simbolica altamente educativa, indipendentemente dalla religione professata dagli alunni. Secondo il Consiglio di Stato occorre vedere in esso un simbolo capace di riflettere le fonti notevoli dei valori civili sopra richiamati, valori che delineano la laicità nell’attuale ordinamento dello Stato.
Accetti un consiglio il ministro Fioramonti, si metta al lavoro applicandosi a colmare i vuoti di organico nelle varie scuole, e poi dia l’esempio agli studenti, studi.
Dopo aver parlato di merendine, miliardi come se piovessero agli insegnati e di giustificazioni preventive per gli studenti in sciopero, il ministro dell’istruzione in cerca di visibilità rispolvera il vecchio slogan della scuola laica per attaccare il crocefisso nelle classi.