Intervista al Corriere: Se perdono i dem al voto ad ottobre con un governo istituzionale

<<Se perdono i dem sì a un governo istituzionale>>

Lupi, presidente di Noi con l’Italia: voto di valenza nazionale, i moderati si facciano sentire

ROMA La vittoria del centrodestra la sente nell’aria Maurizio Lupi: «Sto girando l’Emilia Romagna,ovunque si percepisce la gran voglia di cambiare, al di là delle capacità di chi ha governato finora, indipendentemente
dai nomi di Bonaccini e Borgonzoni. Quella voglia che era riuscito ad intercettare il MSS, che però ha fallito ed è imploso, lasciando che a rappresentare quel grido sia oggi Salvini». E se il voto di domani confermerà la previsione del presidente di Noi con l’Italia, formazione che oggi si presenta assieme a FI alle elezioni per rappresentare
«l’area moderata» del centrodestra, allora bisognerà sapersi muovere con «grande responsabilità»

È un invito alla maggioranza o all’opposizione?
«A entrambe. Questo è un voto a valenza nazionale, e se il centrodestra vincerà avrà lo stesso impatto delle Regionali del 2000, quando il trionfo di Berlusconi portò D’ Alema alle dimissioni».

Spera che si dimetta anche questo governo?
«Spero innanzitutto che la componente moderata sappia farsi valere nella proposta di centrodestra, perché è necessario che ci sia tra i vincitori chi sa interpretare al meglio il liberalismo, la sussidiarietà, il senso delle istituzioni. E credo che il contraccolpo sul governo sarà inevitabile: le dimissioni di Di Maio dimostrano lo spappolamento del partito di maggioranza ormai solo in Parlamento. Il risultato è un esecutivo sempre più distante dalla gente, allo sbando e che continua a rimandare le decisioni, e rischia con un immobilismo dominato dalla paura di creare macerie, una vera crisi delle istituzioni».

Quindi la soluzione sarebbe andare a votare?
«Sarebbe assumersi tutti una grande responsabilità. E quindi prendere il solenne accordo di andare al voto ad ottobre, dopo sei mesi di governo istituzionale, sostenuto da tutti e senza figure di partito».

Per fare cosa?
«Poche cose, e serie: affrontare le grandi crisi industriali che minacciano il Paese; fare la legge elettorale assieme
e in accordo; mettere a punto i correttivi istituzionali rimasti in sospeso; dare segnali di tenuta e di linea chiara
in politica estera, e anche far svolgere il referendum sul taglio dei parlamentari, altrimenti, se si andasse a votare
subito, la riforma non entrerebbe in vigore e sarebbe una presa in giro per i cittadini».

Lei crede che Salvini e Meloni, che pretendono elezioni subito, ci starebbero?
«Questa è la proposta in qualche modo formulata da Salvini e più volte avanzata da Giorgetti. Salvini avrebbe così
la possibilità di far vedere che è pronto a fare il premier dimostrando grande senso delle istituzioni e del bene comune. La Meloni non può non capire che votare con le vecchie regole sarebbe una sconfitta per tutti, e darebbe fiato ad accuse populiste. Serve una tregua di pochi mesi, tornare a confrontarsi sul futuro dell’Italia, non una perenne campagna elettorale urlata. Abbiamo la possibilità di fare un servizio al Paese. Non sprechiamola».

 

Intervista al Corriere della Sera di Paola Di Caro del 25 gennaio 2020