Sembra che l’unica preoccupazione del ministro dell’Istruzione sia dire che la scuola non riaprirà. Lo dice da settimane

Sembra che l’unica preoccupazione del ministro dell’Istruzione sia dire che la scuola non riaprirà. Lo dice da settimane

L’ha ridetto stamattina in un’intervista a un quotidiano, l’ha ribadito nel pomeriggio a una emittente radiofonica. Lucia Azzolina è il ministro della chiusura.

In tutta #Europa si stanno preparando per riaprire le scuole, da noi si ciancia di istruzione ed educazione come primo investimento di un Paese ma pare non crederci neanche il ministro che dovrebbe assicurarla ai bambini e ai ragazzi italiani.

C’è un problema di #diritto allo studio da garantire, soprattutto ai più svantaggiati, a coloro che non hanno il pc a casa, che non hanno un buon collegamento internet, che hanno i genitori che torneranno presto a lavorare, che sono rimasti indietro.

Si riaprono le imprese ma non si può riaprire la scuola! Si parla di “liberare” per primi i giovani, e i diciottenni potranno uscire ma non per tornare in #classe.

Il ministro dice: “Ci sono ancora 525 morti al giorno, non si possono far muovere otto milioni di ragazzi”. A parte che metà dei morti, purtroppo, sono in Lombardia, nelle altre diciannove regioni non è così, ma non pensa il ministro che si potrebbero far tornare in classe maturandi e ragazzi di terza media con le opportune regole di #distanziamento che già osservano se vanno a fare la spesa? Abbiamo ragazzi maturi per votare e non per chiedere loro di stare distanti un metro dividendoli su due aule invece di una?

La preoccupazione del ministro, a leggere le sue interviste, sembra solo quella della conclusione “regolare dell’anno” e di non far lavorare i professori anche a giugno e luglio.
Di coloro per i quali dovrebbe essere pensata e organizzata la scuola, i ragazzi, della loro effettiva formazione, di come affronteranno, e con quali lacune, l’università o il mondo del #lavoro non sembra preoccuparsi troppo.

Anni fa gli #studenti protestavano: ci avete rubato il futuro, qui, oltre al futuro, gli stiamo rubando anche il presente.