RISOLUZIONE in Commissione – Hong Kong

Risoluzione in commissione 7-00489
La III Commissione,

premesso che:

dal 1997 Hong Kong è una regione amministrativa speciale cinese, fa parte della Cina ma possiede un sistema amministrativo diverso, (una Cina, due sistemi) che prevede una forte autonomia sul piano politico, economico e soprattutto giudiziario almeno fino al 2047;

dal mese di marzo del 2019 migliaia di persone sono scese per le strade dell’ex colonia britannica per protestare contro un nuovo provvedimento governativo in materia di estradizione, successivamente ritirato a causa del forte dissenso della cittadinanza mentre non sono cessate le ingerenze di Pechino nelle vicende politiche della Regione amministrativa speciale, oggetto di uno statuto particolare d’autonomia negoziato tra la Cina popolare ed il Regno Unito;

lo stesso anno, la protesta assumeva contorni di massa: la brutale reazione delle forze di polizia – che ha fatto ricorso a proiettili e gas lacrimogeni nel reprimere le manifestazioni popolari – ha suscitato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale che ha iniziato ad esprimere preoccupazione per la palese violazione dei diritti umani e civili della popolazione di Hong Kong da parte delle autorità cinesi;

le operazioni repressive perpetrate dalle autorità di Hong Kong sono proseguite negli ultimi mesi, con fermi ed arresti di numerosi attivisti democratici; il 18 aprile 2020 la polizia locale ha proceduto all’arresto di quindici persone, tra cui attivisti dei diritti umani ed esponenti dei movimenti di protesta dell’anno scorso: in particolare sono stati arrestati l’81enne Martin Lee, fondatore del Partito democratico locale, e il 71enne Jimmy Lai, il proprietario del quotidiano anti-Pechino Apple Daily, che i media del regime comunista, durante le proteste, avevano indicato come membri di una nuova «Banda dei quattro», nemici del popolo che tramano con le forze straniere per destabilizzare Hong Kong;

il 22 maggio 2020, l’Assemblea nazionale del popolo cinese ha avviato l’esame del provvedimento sulla sicurezza nazionale a Hong Kong, che introduce duri meccanismi repressivi nella regione speciale, consentendo alle agenzie di intelligence cinesi di avere le proprie basi ad Hong Kong: la proposta legislativa è fortemente sostenuta dalle autorità locali filo-cinesi, a partire dalla governatrice Carrie Lam;

molto dura è stata la reazione delle opposizioni democratiche, che sono tornate in piazza domenica 24 maggio 2020, temendo la perdita delle libertà civili e politiche di cui gode la regione speciale a seguito dell’intesa sino-britannica del 1997 che ha ratificato il principio «un Paese, due sistemi»: in una dichiarazione resa all’Agi il 24 maggio, il leader democratico Joshua Wong ha chiesto che l’Unione europea imponga sanzioni alla Cina ed inserisca clausole legate al rispetto dei diritti umani a Hong Kong nei trattati commerciali che sta concludendo con la Cina;

inoltre, con riferimento al nostro Paese, Wong ha sottolineato come non sia «sicuro che la Cina rispetti i suoi impegni e le promesse fatte nell’ambito degli accordi commerciali. È anche da discutere la possibilità che l’Italia consideri la Cina responsabile per i suoi errori. Perciò spero che l’Italia possa ridurre le cooperazioni nel progetto della Via della Seta»;

il nuovo provvedimento è stato stigmatizzato dal segretario di Stato americano, Mike Pompeo, e da esponenti del Congresso statunitense di entrambi gli schieramenti che stanno lavorando ad un disegno di legge per la difesa dei diritti umani ad Hong Kong e per l’adozione di sanzioni nei riguardi della Cina popolare affinché preservi lo statuto speciale della regione;

anche l’Alto Rappresentante per la politica estera e la sicurezza comune dell’Unione europea, Josep Borrell, ha dichiarato che «l’Unione europea ritiene che il dibattito democratico, la consultazione delle principali parti interessate e il rispetto dei diritti e delle libertà a Hong Kong rappresenterebbero il modo migliore di procedere nell’adozione della legislazione nazionale in materia di sicurezza, come previsto dall’articolo 23 della legge di base», precisando che «L’Unione europea ha un forte interesse alla costante stabilità e prosperità di Hong Kong secondo il principio “un Paese, due sistemi”»;

secondo alcuni analisti internazionali, l’attitudine aggressiva di Pechino, già maturata da alcuni mesi, è favorita dalla diffusione della pandemia che allenta l’attenzione della comunità internazionale sulle conseguenze geopolitiche di alcune recenti iniziative offensive cinesi che vanno ad aggiungersi all’adozione di misure fortemente repressive ad Hong Kong: l’affondamento di un peschereccio da parte della Guardia costiera cinese nelle acque contese al largo del Vietnam, la dura reazione al discorso d’insediamento della nuova presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen e la messa in allerta dell’Esercito popolare di liberazione ai confini contesi con l’India nella regione himalayana;

in questa temperie ha avuto particolare eco, nell’opinione pubblica occidentale, la lettera aperta di un noto costituzionalista della East China University of Political Science and Law, licenziato per motivi politici da quell’ateneo nel 2013: nella missiva, indirizzata ai componenti dell’Assemblea nazionale del popolo, in vista della sessione apertasi il 22 maggio, egli scrive che «a tutt’oggi la Cina ha bisogno urgente di sostituire l’attuale sistema di governo pre-moderno, arretrato e ingiusto, con una forma moderna di governo basata per lo meno sui principi di sovranità popolare, autonomia sociale, competizione fra partiti politici, separazione dei poteri (con verifiche e bilanciamenti), indipendenza della giustizia, libertà di stampa. E questo per difendere i diritti civili, proteggere la vita delle persone, realizzare una transizione della politica nazionale e la modernizzazione della governance sociale. Ciò significa che è necessario rimpiazzare la presente pseudo-costituzione con una genuina costituzione che rifletta la volontà politica di tutti i cittadini»,

impegna il Governo:

ad assumere iniziative per aderire all’impegno preso dall’Alto Rappresentante per la politica estera e la sicurezza comune dell’Unione europea in riferimento al rispetto degli accordi internazionali che garantiscono l’autonomia della Regione amministrativa speciale di Hong Kong in forza del principio condiviso di «un Paese, due sistemi»;

a sostenere, nelle sedi dell’Unione europea, l’avvio di una riconsiderazione complessiva delle relazioni con la Cina popolare, alla luce delle ripetute violazioni dei diritti umani, ed in vista dell’adozione di possibili sanzioni in reazione alla reiterazione di tali violazioni;

a farsi promotrice, nelle opportune sedi internazionali, dello svolgimento di un’inchiesta internazionale intesa ad accertare l’eventuale violazione dei diritti umani nel territorio di Hong Kong nel biennio 2019-2020;

a procedere ad una nuova valutazione complessiva delle condizioni di praticabilità politica, strategica ed economica – alla luce delle responsabilità e del ruolo svolto dalla Cina popolare nella diffusione internazionale della pandemia da COVID-19 e della nuova attitudine interventista assunta da Pechino nei diversi quadranti internazionali – della partecipazione italiana al progetto della «Via della Seta».
(7-00489) «Lupi, Delmastro Delle Vedove, Colucci, Sangregorio, Tondo».

RISOLUZIONE IN COMMISSIONE 7/00489

APPELLO JOSHUA WONG