Intervista al Tempo: «La paura collante di questo governo e l’emergenza continua non aiuta»

«La paura collante di questo governo e l’emergenza continua non aiuta»

Maurizio Lupi di Noi con l’Italia parla anche di Recovery: «Cabina di regia con le opposizioni»

 

«Non è che non ci sia un’emergenza a cui guardare con preoccupazione e serietà, ma è un’idiozia politica, è un’assurdità quella di affidare alla normativa la soluzione dei problemi». Ne è convinto, a proposito della gestione del Covid-19, Maurizio Lupi, deputato di Noi con l’Italia e vicepresidente del gruppo Misto della Camera.

 

Come il governo sta fronteggiando l’emergenza corona-virus?
«Lo sta affrontando, ancora una volta, continuando su una strada assolutamente sbagliata e non chiedendo la collaborazione dei cittadini, della politica e, quindi, delle opposizioni. La maggioranza non è coesa sui provvedimenti – come si vede dai numeri – e l’unico collante è quello di individuare un elemento esterno, buono per stare insieme: questo elemento è l’emergenza Covid-19. Del resto, più spaventi le persone, più hai bisogno di uno Stato che esiste. Questo modo allarmistico di diffondere i dati, poi, è sbagliato».

In che senso?
«Pensiamo ad oggi (ieri, ndr): in Lombardia ci sono stati I 7 morti, ma anche 900 guariti. Si è registrato un incremento di più dell’80 per cento di contagi con, però, il record dei record di tamponi effettuati. Due le persone in più ricoverate in terapia intensiva. L’unico criterio adottato dall’esecutivo per affrontare la situazione è appunto quello dell’emergenza continua, ma l’emergenza continua non ci aiuta e non ci serve. Noi non possiamo morire di coronavirus, ma non possiamo neppure morire di un’economia che non va». 

Sul Recovery fund, lei ha proposto l’adozione di una cabina di regia tra maggioranza ed opposizioni …
«Palazzo Chigi deve capire che in momenti eccezionali bisogna rispondere con strumenti eccezionali. Se fallisce Giuseppe Conte, falliamo tutti. Le opposizioni rappresentano un pezzo del Paese: una cabina di regia sarebbe lo strumento più adeguato e da parte del governo sarebbe un segnale importante. Come ho detto oggi (ieri, ndr) in Aula a Conte, la forza è osare, non temporeggiare in attesa che passi la nottata, come si dice a Napoli».

Dopo le ultime elezioni Amministrative, in che condizioni versa il centrodestra?
«È evidente che anche noi dobbiamo imparare a leggere la realtà. Il centrodestra è certamente una proposta politica coesa, con all’interno sensibilità diverse che lavorano insieme da 26 anni. Per molto tempo gli elettori hanno premiato la proposta di centro rappresentata prima da Forza Italia, poi dal Popolo della libertà. Ora c’è un’inversione di rotta, abbiamo bisogno di una proposta responsabile, concreta, capace come fanno Fratelli d’Italia e Lega di alzare i toni quando è necessario, ma in grado anche di rimettere al centro le idee liberali, all’insegna della sussidiarietà. Occorre avere, insomma, il coraggio di aprirsi, senza uno snaturamento della nostra identità».

Il gruppo di Noi con l’Italia è alleato alla Camera con quello di Cambiamo!, il movimento fondato da Giovanni Toti. A che punto è l’operazione del governatore ligure con Mara Carfagna per un eventuale, nuovo soggetto politico?
«Sono sempre dell’idea che è il momento di mettere insieme, di unire e non di dividere, nell’ottica di una riaggregazione di quel pilastro che è il centro. L’iniziativa di Toti è positiva. Lo stesso Toti deve avere la capacità di federare, partendo dalla sua Regione».

Nessuna operazione, quindi, per sostituire una Forza Italia alle prese con una significativa emorragia di voti?
«Aspettare Godot non serve a nessuno. Ognuno di noi si deve assumere la responsabilità di non buttare a mare 26 anni di storia di questo Paese. Nel 1994 Silvio Berlusconi salvò la tradizione cattolica, liberale, riformista, socialista. Dobbiamo essere in grado di costruire, con forza, partendo dalle nostre radici, una proposta politica che torni ad essere accattivante, capace di interpretare e declinare i valori della nostra storia, guardando al futuro e non al passato».

 

 

Intervista su Il Tempo del 15 Ottobre 2020 di Pierpaolo La Rosa